Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Moore buttò giù il roast-beef con un sorso di whisky. «Mi dispiace dirvelo, ragazzi, ma voi siete tutti viziati. È troppo tempo che avete un editore, e agenti e manager e pubblicisti. Sette anni fa mi occupavo da sola dell’editing del mio primo libro, Morsi, implorando tutti gli amici possibili perché lo leggessero, pagando la copertina di tasca mia, e poi facendolo uscire da sola, cazzo. Non ci sono mai stati “eventi ben pubblicizzati” o primi capitoli su riviste da segaioli, per T.C. Moore. Facevo tutto con il passaparola, e dovevo avere la bocca più grande di tutti.»
«Non so perché, ma dubito che per te fosse un problema» disse Sebastian con un sorriso, infastidito.
«Vaffanculo, vecchio» rispose Moore, ricambiandolo.
Sam si guardò intorno nella stanza. Mancavano due persone. Dove sono Wainwright e Kate? si domandò. Perché lui perderebbe l’occasione di filmare tutto questo?
«Morsi ebbe un grande successo, tutto grazie a me, e ne ricavai il settanta per cento dei profitti, netto» continuò Moore. «Gli editori si misero in ginocchio, implorando per togliere Morsi dal circuito dell’autoproduzione e così poterlo vendere in tutte le librerie del mondo. Allora feci un accordo, e quale fu la prima cosa che ottenni? Una nuova copertina, annacquata, che attirasse il pubblico che va al mare con il costume intero. E la seconda? I miei profitti si ridussero a un patetico venti per cento.»
Daniel si appoggiò allo schienale, facendo scricchiolare la sedia. «Ora non devi più affannarti, però. Ti conoscono tutti. I tuoi libri sono dei bestseller. Hai venduto anche i diritti cinematografici.»
«Mi sono svenduta. Ecco cosa ho fatto.»
«Per arrivare a un pubblico più grande. Per assicurarti che il tuo lavoro viva il più a lungo possibile.»
«Amen» disse Sebastian, alzando il bicchiere di vino.
Sam incrociò le braccia. L’assenza di Wainwright lo rendeva nervoso. Si voltò, guardando gli altri. Non se ne sono nemmeno accorti. Sembra che non gliene importi.
E perché a te importa, invece? si domandò.
Perché non so per quale motivo ci ha portato qui.
Ci ha portato qui perché ci ammira.
La sua mano destra scivolò sulle creste irregolari delle cicatrici. Come può qualcuno ammirare me?
Moore prese un altro boccone di roast-beef, ancora riflettendo sull’ultimo commento di Daniel. «Il mio lavoro è famoso perché si spinge al di là dei confini. I miei lettori se lo aspettano. Il marketing dei miei libri, però, è una merda. I miei libri sono forti, ma il marketing no, perché i miei libri adesso interessano alle grandi catene. Dunque sì, adesso ho una squadra alle spalle che mi permette di scrivere da una bella casa sulle Hollywood Hills mentre loro si occupano del resto. Ma che senso ha? Io sono pronta a entrare nei posti più bui e sgradevoli della mia psiche per andare oltre il mio ultimo libro, e il mio editore che fa? Prega Dio per una recensione positiva su “Publishers Weekly”?»