Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

«Pensavo di avervi detto di stare lontani da qui.»

Quella voce inattesa lo fece gridare e voltare di scatto.

Era Wainwright, fermo sul sentiero che riportava alla casa.

«Ah, s-sì, certo» balbettò Daniel, con il cuore in gola. «Stavo solo…»

Wainwright non gli lasciò finire il concetto. «Torniamo alla casa, non c’è motivo di restare qui.»

Senza dire un’altra parola, si voltò e sparì lungo il sentiero.

Daniel lo seguì. S’infilò tra i rami bassi degli alberelli e fu di nuovo dietro alla casa. Il cielo era più luminoso da quando se n’era andato, e adesso sulla casa era distesa un’ampia coperta di calda luce solare. I mattoni rossi splendevano. Le finestre scintillavano.

La casa delle sorelle Finch fece un cenno a Daniel Slaughter, per dirgli di tornare.

Tredici

16:14

Kate tratteneva il respiro.

Si incamminò lentamente lungo il corridoio del primo piano, tenendo la macchina in modalità videocamera perfettamente orizzontale e centrata. Wainwright le diceva sempre di investire in una Steadicam qualsiasi, ma Kate era orgogliosa di come sapeva muoversi anche senza. Non le serviva un equipaggiamento così scomodo, quando aveva due mani ed era sufficientemente brava a filmare.

Era quasi in fondo al corridoio, dove nel muro di una piccola alcova era inserita una finestra con il vetro colorato, quando strusciò la punta della scarpa sul pavimento di legno. La videocamera sobbalzò leggermente.

Vedi? Ha ragione. Avresti dovuto portare una Steadicam, si rimproverò.

Smise di filmare e premette un pulsante sul retro del corpo della macchina per controllare la ripresa. Poteva sfruttarla quasi tutta per i raccordi. Una buona ripresa lungo il corridoio poteva tornarle utile per fare atmosfera, quando avesse montato la versione più lunga del video.

Entrando nell’alcova, sentì il piede destro che urtava contro il bordo di un gradino. Era una scala, che portava al secondo e ultimo piano. In cima però, invece di una porta, c’era un muro di mattoni rossi.

La camera da letto di Rebecca Finch.

Aveva letto della stanza di Rebecca nel libro di Adudel. Le poche volte in cui Wainwright aveva parlato del muro di mattoni, era stato con una strana soggezione, a bassa voce, come se qualcuno potesse sentirlo. Lo aveva escluso di proposito dal giro della casa. Voleva che gli scrittori lo scoprissero da soli. Voleva che fosse la casa ad attirarli lassù.

La luce colorata della finestra si riversava sulla superficie del primo gradino, ma non andava oltre. Il resto della scala era avvolto nell’ombra.

Kate aggiustò in fretta i valori del diaframma e dell’otturatore. Girò lo schermo LCD per avere un buon controllo dell’inquadratura. Puntò la lente verso la luce multicolore sul pavimento davanti al primo gradino, e premette il pulsante per iniziare a filmare.

Inspirò, poi trattenne il respiro.