Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sam guardò direttamente nell’obiettivo, senza una ragione valida, semplicemente perché era lì. Non pensava di avere un’espressione particolare, ma Kate abbassò la macchina e lo fissò in modo strano, improvvisamente seria. Sam la guardò chinarsi verso Wainwright e bisbigliargli qualcosa in un orecchio. Wainwright posò una mano leggera sul fianco della ragazza e le rispose a voce bassa. Qualunque cosa le avesse detto Wainwright, ottenne l’effetto desiderato. L’espressione dura di Kate si addolcì, e lei annuì, obbediente, d’accordo con qualche patto sconosciuto.
Hanno in mente qualcosa, pensò Sam. Tutti e due.
Dalla tasca destra, Wainwright estrasse una chiave singola, agganciata a un anello di metallo. La fece dondolare tra due dita. Poi disse al resto del gruppo: «Allora… andiamo?».
Gli altri lo seguirono verso i gradini. Sam però non si mosse.
«Dopo di lei» disse Kate, facendogli cenno di precederla. Lui studiò il suo volto per un attimo, ma lei gli offrì solo un gradevole sorriso.
«Prego» disse lei.
Sam si mise in fila. Notò il libro di Adudel infilato nella tasca posteriore di Wainwright. Ogni pochi secondi il giovane allungava una mano e lo toccava, come per accertarsi che fosse ancora lì.
Salirono i gradini fino alla veranda. Rampicanti grossi e coperti di peluria si arricciavano intorno al bordo dei gradini, per avvinghiarsi alle colonnine traballanti della ringhiera della veranda.
Avvicinandosi alla porta, Wainwright strappò un pezzo di rampicante che come un tentacolo si era insinuato fino al telaio e intorno al pomello ossidato. Infilò la chiave nella serratura, e dopo una teatrale pausa a effetto le diede una bella girata.
Sentirono l’eco del chiavistello che scattava.
Ciò che successe dopo fu troppo breve perché qualcuno di loro se ne accorgesse.
La casa sembrò incresparsi, dalle fondamenta fino al tetto.
Per una frazione di secondo, l’erba alta che la circondava sembrò piegarsi, e poi rialzarsi, dritta, gli steli come centinaia di migliaia di soldati pronti a obbedirle.
Sam, Sebastian e gli altri furono attraversati da un brivido.
Wainwright mise la mano sul pomello. Fece un’altra pausa, voltandosi verso il gruppo. Uno alla volta incrociò i loro sguardi, la luce del giorno riflessa dalle schegge purpuree nelle sue iridi.
«Dunque, varchiamo la soglia» disse.
Girò il pomello.
La porta si aprì lentamente, e Sam guardò Wainwright che entrava camminando all’indietro nella casa, con le ombre che lo avvolgevano, e il sorriso saccente che gli si allungava sul volto simile a una maschera.
Voleva che lo seguissero.
Parte seconda
Un sussurro dall’altra parte del muro
31 ottobre – 1 novembre
Quando entrai nella casa, trovai una cosa a cui ero profondamente impreparato: un silenzio opprimente. Neanche un rumore mi riempiva le orecchie. Nemmeno il ticchettio di un orologio. Nemmeno un’asse che scricchiolava. Solo il lieve sussurro del mio respiro, e di quello di Rachel al mio fianco.
«È sempre così silenziosa?» le domandai.
Rachel sogghignò. «No» disse, e così cominciò la mia visita alla casa sul Kill Creek.
Dottor Malcolm Adudel, Prateria di fantasmi