Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Un rumore di passi che si allontanavano di corsa, verso l’interno della casa.

Anche al crepuscolo, Cappie vide che l’atrio era deserto.

Si concesse un sospiro di sollievo. Strinse il pomello, preparandosi a tirare a sé la porta, chiuderla e cercare Deke dietro la casa quando, senza preavviso, una folata di vento gli passò accanto come una frustata, e irruppe nell’atrio fischiando. Cappie si guardò dietro la spalla e vide che il mondo esterno era rimasto imperturbato da quella forte brezza. Oltre la soglia, tuttavia, il vento prese ancora velocità e il fischio si trasformò in urlo. Cappie ne sentì il peso sulla schiena, come una mano invisibile che lo spingeva in avanti, lo accompagnava nella casa. Rischiò un mezzo passo, piantando il piede per restare dritto contro quella ventata fantasma.

Poi, di colpo come si era levato, il vento gli passò accanto, si lanciò impetuoso per le scale, e svanì. In un attimo, tutto era tornato immobile.

«Papà?»

Cappie si lasciò sfuggire un piccolo grido. Si voltò di scatto.

Era Deke, con il martello in una mano e le chiavi del pickup nell’altra.

«Andiamo?»

Cappie lo oltrepassò con una spinta, facendo i gradini della veranda due alla volta. «Ormai sono quasi venti minuti che sono pronto ad andare» scattò, sperando che Deke non gli chiedesse perché, all’improvviso, era così agitato.

«E il resto del lavoro? E il generatore?»

«Ce ne occuperemo domani» abbaiò Cappie, sapendo molto bene che avrebbe mandato Deke con qualcun altro del negozio, Ricky o Clayton, magari. Cappie non sarebbe tornato alla casa.

Il motore del pickup si accese al secondo tentativo, e poco dopo Deke imboccò la tortuosa strada di ghiaia fino alla K-10. Era vero che probabilmente la madre di Deke stava per portare la cena in tavola, ma Cappie non aveva alcuna intenzione di dedicare la serata a una cena in famiglia. Non voleva fare altro che spiaggiarsi al bar dell’Innkeeper, sulla Sixth Street, e bere fino a stordirsi.

Non poteva raccontare di quell’esperienza ai ragazzi del bar. Non poteva parlarne nemmeno con Deke. Avrebbero pensato che era pazzo. E quella era una follia. Su quella veranda, però, Cappie era pronto a giurare che la casa avesse respirato.

Sei

Domenica 30 ottobre

Dall’alto, un lucernario lasciava entrare una singola colonna di luce solare nella stanza abbuiata. Al centro c’era una panca di legno.

Moore ascoltava il morbido ticchettare dei suoi passi echeggiare dalle pareti di cemento e dai corridoi lontani. C’erano altre persone, che si muovevano lentamente, in silenziosa contemplazione, ma le ignorò. Veniva in quel posto non per sentirsi ispirata, come molti altri visitatori, ma per spegnere tutto, per fare scattare l’interruttore giusto nella sua mente e, semplicemente… esistere.

E adesso ne aveva più bisogno che mai.

Smettila di pensare. Esisti, e basta. Resta sospesa. Non essere niente.