Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Dieci

12:54

I quattro autori, Wainwright e Kate si fermarono tutti appena entrati nell’atrio, ad ascoltare la casa, e l’aria che si spostava invisibile al suo interno.

Entrando non avevano sentito nulla di particolarmente strano, nessun repentino calo della temperatura, nessuna sensazione di essere osservati, nessun improvviso brivido di paura. Ci fu solo la percezione, lievissima, di un cambiamento nella pressione atmosferica, e una momentanea chiusura delle orecchie. Fu così leggera che nessuno di loro ne parlò. In meno di un minuto era già passata.

Per Daniel Slaughter, la cosa più sorprendente della casa sul Kill Creek era il calore che emanava. Il pavimento, piallato e lucidato a mano più di un secolo prima, mostrava un disegno incoerente di listelli di acero e noce, alcuni più chiari, altri più scuri, in un contrasto di grane, nodi e anelli, di varie lunghezze e larghezze. Quelle imperfezioni, tuttavia, servivano solo ad aggiungere fascino alla struttura. Dove i listelli incontravano le belle cornici lungo ogni parete, erano tutti a filo, tutti a posto.

Un’ampia scalinata dritta era appoggiata al muro occidentale, e portava al piano superiore. Con i suoi pilastri squadrati e le colonnine arrotondate, la scala era una struttura ingannevolmente semplice. Guardandola più da vicino, ogni pilastro era decorato con delle tacche, intagliate in maniera meticolosa, e ogni colonnina ornata da un sottile motivo a spirale.

Alcune delle assi erano crepate, la vernice si era in parte staccata, e su ogni superficie si era posato un leggero strato di polvere. La pregevole fattura di quei lavori, tuttavia, rendeva trascurabile qualunque difetto. Joshua Goodman si era assicurato che ogni centimetro della sua casa fosse fatto con amore, semplice ma elegante.

La luce del sole che filtrava attraverso gli archi a destra e sinistra non era tanto riflessa, quanto assorbita dal legno e poi proiettata di nuovo al di fuori, come un bagliore dorato, brillante. Daniel seguì quella luce attraverso la stanza fino al muro opposto al quale era appeso, storto, un crocifisso. Era molto semplice, fabbricato con lo stesso legno del pavimento, senza dubbio intagliato dallo stesso Goodman.

Daniel attraversò l’atrio e aggiustò il crocifisso, girandolo di una ventina di gradi in senso orario.

Ecco fatto.

Sentì Moore che ridacchiava, e chiuse gli occhi.

«“Dalla collina arrivò un forte brontolio. Si voltarono e videro il diavolo sopra di loro. L’Antico sbirciò dentro alle loro anime e apprese i loro segreti. Sarebbe tornato per loro. La loro lussuria avrebbe segnato la loro rovina.”»

«Fammi indovinare. Il Vangelo secondo Paolo?» domandò lei.

«In realtà è dal Libro di Daniele» la corresse lui, con una strizzata d’occhio mentre le passava accanto. Daniel notò i sorrisi sul volto di Sam e del fragile Sebastian. Sorrise anche lui. «Va tutto bene, Moore, ho abbastanza fede per entrambi.»

Daniel diede un’occhiata, e vide che Kate aveva alzato la macchina. Aveva ripreso il loro scambio di battute.

Ottimo, proprio quello che vogliono per il loro spettacolo, pensò Daniel.