Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sei un assassino, gli disse la sua mente.
No.
Girò l’accetta, con la lama indietro e la parte piatta avanti, e colpì, forte. Il tozzo blocco di acciaio colse Daniel sul lato della testa, e lui crollò a terra.
Ci fu un istante di stupefatto silenzio. Perfino la casa tacque.
Voltandosi sulla schiena, Sam guardò Daniel che cercava di rialzarsi. Il suo corpo però non voleva collaborare; ogni volta che tentava di alzarsi ricadeva sulle ginocchia. Aggrappandosi al telaio della porta, finalmente riuscì a rimettersi in piedi. A passi pesanti uscì sulla veranda, come un ubriaco, sforzandosi di mantenere l’equilibrio. Quando arrivò alla ringhiera si fermò, come a voler ammirare la sagoma contorta del faggio. Poi si voltò, lentamente, con la schiena alla ringhiera.
Quando questa cedette, si sentì il rumore del legno che si spezzava. I chiodi arrugginiti che tenevano a posto il corrimano cedettero, e quell’uomo gigantesco cadde dall’altra parte, finendo sul terreno fangoso.
Nell’atrio, la cosa-Rebecca ululò furiosamente. Aveva spalancato le sue fauci in maniera impossibile, strabuzzando gli occhi bianchi.
Un movimento in cima alle scale attirò l’attenzione di Sam.
Rachel Finch era a quattro zampe, e si dimenava come una bestia impazzita. Aveva tirato indietro le labbra sottili in un ghigno terribile.
Sam fece una smorfia, mentre raccoglieva Moore con il braccio buono, e con l’accetta ancora in mano.
«Non potete andare da nessuna parte!» strillò Rebecca. «PRESTO NEMMENO QUESTA CASA POTRÀ TRATTENERCI!»
Mentre oltrepassavano barcollando la soglia, Sam si guardò indietro.
L’atrio era deserto. Le sorelle Finch erano sparite.
Quaranta
19:22
Anche se la pioggia non era ancora cessata, le nubi temporalesche che a mezzogiorno avevano macchiato il cielo di un giallo verdastro al crepuscolo mostravano accenni purpurei, mentre Sam si sforzava di aiutare Moore a scendere i gradini della veranda fino al prato davanti alla casa. Il vento sferzava tutto ciò che avevano intorno, aggrappandosi ai loro abiti con rinnovata ferocia. Daniel giaceva a qualche metro, sulla schiena, con il petto che si alzava e abbassava leggermente al ritmo del suo respiro.
È ancora vivo, pensò Sam. Sperò di non aver commesso un errore.
Quando arrivarono al SUV, poggiò a terra Moore con delicatezza, con la schiena contro lo sportello. Si aggrappò allo specchietto laterale per tenersi in equilibrio, mentre posava l’accetta sul tetto dell’auto.
«Che stai facendo?» domandò lei, accigliata.
Sam annuì verso la casa. «Non possiamo lasciarla così.»
«Così come?»
«Intatta.» In tutta la sua vita, nelle centinaia di migliaia di frasi che aveva scritto, per Sam una singola parola non aveva mai avuto tanto potere. «Questa casa ha più di centocinquant’anni. Se riusciamo ad accendere un fuoco, dovrebbe bruciare come un cespuglio secco, perfino sotto la pioggia. Non ci vorrà molto.»