Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sam portò il bicchiere alle labbra ma non bevve. Rimase lì, come un insetto intrappolato nell’ambra mentre il tempo continuava a marciare senza di lui. Desiderò di poter esistere solo in quel punto. Non voleva andare a letto da solo, e non voleva sedersi davanti a una pagina bianca al computer, ed essere giudicato. Voleva restare lì, proprio lì, e non spostarsi mai, al sicuro dai pericoli del movimento.
Dalla stanza in fondo al corridoio del piano di sopra arrivò un debole ding!
Era il computer nello studio che annunciava l’arrivo di un’email.
Un attimo dopo, il telefono gli vibrò in tasca.
Sam tirò fuori il telefono e lo schermo si illuminò.
Eccola, Erin, più bella a trentacinque anni di quanto fosse mai stata, con i suoi luminosi occhi verdi pieni di gioia, le braccia avvolte intorno ai fianchi di Sam, la guancia premuta contro la sua.
È tempo di cambiare lo sfondo, Sammy.
Premette il tasto HOME, grato quando la foto fu coperta da un mare di applicazioni.
Su un angolo dell’icona della posta elettronica c’era il numero “1” in un cerchio rosso.
Sam la toccò. Comparve la casella della posta in entrata. La nuova email era evidenziata in grassetto nero.
Aggrottò la fronte mentre leggeva l’oggetto del messaggio: “Un invito”.
E, sopra, l’indirizzo del mittente: “[email protected]”.
Aprì l’email e lesse il corpo del messaggio.
Intorno a lui, la casa vuota aspettava con pazienza che Sam rompesse il silenzio.
Due
Sabato 8 ottobre
La lama tagliò verso il basso, scoprendo senza sforzo la carne rossa e umida che stava sotto. L’uomo si leccò le labbra con la grossa lingua, con desiderio, mentre faceva scivolare il pezzetto di carne tra i denti storti. Succhi chiari gli colarono sul mento.
«Sai quanto siamo eccitati dall’idea di lavorare con te» disse parlando intorno al boccone. «Sul serio. Siamo ancora molto, molto eccitati dall’idea di lavorare con te.»
T.C. Moore guardava quell’uomo flaccido e con una calvizie incipiente, con il suo completo nero dal taglio abbondante, che divorava la bistecca, e pensò, tra sé: Dunque è così. Nessuna possibilità di saldare la spaccatura. Questo incontro è un vero dito nel culo. E nemmeno di quelli buoni.