Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
In molti si interrogarono su cosa avesse spinto la vecchia a impiccarsi. Secondo alcuni era bastata la solitudine; la perdita della sorella era diventata un peso insostenibile. Altri lasciarono intendere che era stata la casa, che la casa l’aveva spinta a farlo, anche se nessuno sapeva dire esattamente perché. Poi ci furono quei pochi, quelli che traevano macabra gioia dalle storie tragiche, che sussurrarono a voce bassa e convinta che Rachel non si era affatto uccisa. Era stata trascinata fuori di casa e appesa a quel ramo contro la sua volontà. Qualcuno, o qualcosa, era responsabile della sua morte. Era un promemoria di come fosse meglio lasciare in pace quella casa.
Dopo la morte di Rachel, tutti gli averi delle sorelle Finch restarono nella casa, come previsto dal testamento di Rachel, compresi, era lecito supporre, i mobili della camera all’ultimo piano. Nessuno sapeva con certezza cosa contenesse quella stanza. La porta era stata sigillata, e adesso le scale finivano contro un muro di mattoni, come se l’ultimo piano non fosse mai esistito.
Ancora una volta si sparse la voce che la casa sul Kill Creek era infestata da qualcosa di molto, molto cattivo. La morte di Rachel Finch era solo un altro capitolo del suo cupo retaggio. Alla fine, la casa e il terreno tornarono di proprietà della contea di Douglas. Malgrado fossero di nuovo sul mercato, tuttavia, nessuno osava traslocare in quell’edificio famigerato. Attirava ancora la sua parte di curiosi, una fonte continua di problemi per l’ufficio dello sceriffo, che pattugliava regolarmente la zona. Nel 2008, intorno alla proprietà fu eretta una recinzione per tenere lontano i curiosi. I proprietari dell’impresa locale che concesse a titolo gratuito il tempo e i materiali per quel lavoro dissero semplicemente che dormivano più tranquilli, sapendo di aver contribuito a scoraggiare ulteriori tentativi di avvicinarsi a quella casa. In cima alla rete metallica, per buona misura, misero anche una serpentina di filo spinato.
Intorno alla casa si fece ancora una volta silenzio, e il terreno fu invaso da erbacce alte fino al ginocchio ed edera rampicante.
La casa sul Kill Creek è ancora in piedi. Vuota. Silenziosa. Ma non dimenticata. Non del tutto. Le chiacchiere della gente sono la sua vita, le storie il suo respiro.
Parte prima
Un invito
Ottobre scorso
Feci un altro passo verso l’abisso. «Cosa c’è quaggiù?» domandai a voce alta. Avvertivo la sua presenza, in cima alle scale.
«Non si preoccupi» rispose Rachel. «È ancora più impaurita di lei.»
La sentii ridacchiare, una risata che le si fermò in gola, senza arrivare davvero alle labbra.
Come sempre, avrei dovuto vedere con i miei occhi.
Dottor Malcolm Adudel, Prateria di fantasmi
Uno
Venerdì 7 ottobre
L’aria era in fiamme.
Incastonata nel muro di pietra c’era un’altissima finestra in stile gotico, con i riquadri smussati del telaio stretto ed enorme che splendevano al sole del pomeriggio. Granelli di polvere vorticavano nel fascio di luce che irrompeva attraverso il vetro.