Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
No! ruggì la sua mente. Questa è la tua Claire!
Sì, era la sua Claire, e quella risata era come aria nei suoi polmoni.
Daniel si chinò e afferrò l’accetta da falegname per l’impugnatura striata di rosso. Pulì la lama sporca di sangue e materia cerebrale sulla gamba dei pantaloni e si avviò verso il sentiero che l’avrebbe riportato indietro.
Alla casa.
Da loro.
Trentadue
15:50
Era di nuovo in camera sua.
Non nella confortevole stanza in stile rustico della sua casa a nord di New York, ma nel posto che aveva chiamato casa per una sola notte, lo scorso Halloween.
Sebastian si sedette sul letto, proprio come sei mesi prima. Attraverso la porta sentiva le voci smorzate di Sam e Moore sulle scale, seguite dal picchiare dei martelli. Avrebbe dovuto essere là ad aiutarli.
E di che aiuto potresti mai essere, vecchio? Non vorresti nemmeno essere qui.
«Nessuno di noi vorrebbe essere qui» disse, a voce alta, ma il suono delle sue parole lo fece sentire in imbarazzo.
Sei un codardo.
Era vero, anche se non aveva una vera ragione per avere paura di Kill Creek. Come gli altri, Sebastian era tornato a casa solo per essere colto dall’ispirazione. Come gli altri, aveva passato gli ultimi mesi a picchiare su una tastiera, con le dita che riuscivano a stento a tenere il passo della storia che gli correva nella mente.
Ma era diverso, per te.
«Sì» confermò Sebastian alla stanza vuota.
Non era stato spinto dal terrore come Sam, Moore e Daniel. Mentre scriveva, era diventato consapevole di una presenza nella casa, di una figura che si celava in un angolo del suo campo visivo. Non aveva paura, però. Più andava avanti con il nuovo libro, più la figura si avvicinava, finché un giorno gli mise una mano sulla spalla e disse, con la sua voce calda e rauca: «È bello, Sebastian. È proprio bello».
Richard.
Sapeva che non poteva essere vero. Eppure ogni giorno, quando tornava al computer, Richard era là, in piedi dietro di lui come in attesa di qualche pagina da leggere, proprio come aveva fatto quando era vivo.
Ma ascoltati, disse la sua mente. La figura in casa insieme a te non era Richard. Richard è morto. E da là non si torna indietro.
Pensavo che fosse la mia immaginazione, insistette.
Mentivi a te stesso.
«Lo so» ammise.
Aveva riavuto più del solo Richard, però. Era tornata anche la sua mente, e le cadute nella demenza erano state sempre più rare fino a cessare del tutto. Sebastian si era sentito più sveglio di quanto non succedesse da anni. Funzionava al meglio delle sue possibilità, con tutti i cilindri all’opera, mentre scriveva con passione quello che probabilmente era il romanzo migliore della sua carriera.