Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Perché sa che potresti avere ragione, pensò Sam.
«Ha usato il mio ex perché mi picchiava, e tua madre perché, insomma, non sopportava la tua stessa esistenza?»
Sam ricordò il sogno nella casa, e il sollievo che aveva provato quando le aveva sussurrato nell’orecchio quelle parole.
Puoi provarlo di nuovo, pensò.
No. Stai zitto. È stato uno sbaglio, la prima volta.
Perché era la casa. Questa è Moore. La vera Moore.
Raccontaglielo.
«Sam?» domandò lei, confusa.
«Non è l’unico motivo» confessò Sam.
Deglutì forte, in cerca di un po’ di coraggio.
Vai avanti.
«Sam, non devi…»
Sì. Devi.
Diglielo.
«Ho ucciso io mia madre» disse. Le cinque parole più difficili che avesse mai pronunciato a voce alta.
Lo shock increspò come un’onda il volto di Moore, come la superficie disturbata di un laghetto, e lei spalancò gli occhi, inarcò le sopracciglia, schiuse le labbra per risucchiare l’aria tra i denti. Poi la sua espressione si distese, e la gravità della confessione di Sam l’attirò verso di lui. Sam non sembrò accorgersene. Era smarrito nei suoi ricordi.
«Stava facendo del male a mio fratello. Lo prendeva a schiaffi, lo aveva bloccato sul pavimento e gli aveva messo le mani… intorno al collo. Stringeva, e lui non respirava. Gli venne il viso rosso, e poi porpora, e io lo guardavo morire. Stavo guardando mio fratello morire. Allora presi una padella di ghisa e la usai per colpirla, per farla smettere e…»
Moore gli toccò il braccio, poggiando la mano sulle cicatrici. Lui la guardò negli occhi.
«Lei è bruciata nell’incendio. Ma non ci è morta.»
Sam guardò le lacrime che iniziavano a scorrere sulle guance di Moore, poi arrivarono anche le sue, traboccando, cadendo dal bordo della mascella sulla pelle deformata del braccio sinistro.
«E lo sa. Qualunque cosa sia, lo sa.»
Sam pensò al cadavere della madre, immobile sul pavimento della cucina. Pensò alla salvezza che aveva trovato in un romanzo di Sebastian Cole, il terzo tascabile dall’alto di una pila sullo scaffale di un banco dei pegni. Pensò alla vita che quelle due cose avevano creato, una vita di storie e di segreti, una vita che aveva allontanato Erin e lo aveva reso abbastanza disperato da accettare l’invito di Wainwright alla casa sul Kill Creek.
All’improvviso, il momento in cui si trovava gli sembrò inevitabile, predestinato.
L’aereo perse quota bruscamente. Stavano iniziando la discesa.
Presto sarebbero atterrati.
Ventisette
11:32
La ferramenta era in Quivira Road, a Lenexa, Kansas, un raro negozio a conduzione famigliare che si rifiutava di cedere il posto alle molte catene che popolavano Kansas City e i sobborghi.
Sam era in testa al gruppo.
Ha una missione, osservò Moore, mentre accelerava per tenere il passo.