Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Lei scosse la testa, incapace di esprimersi a parole. Wainwright la tirò più vicino a sé, incoraggiandola a fargli scivolare le mani intorno ai fianchi. Le sussurrò qualcosa.
Moore tese l’orecchio, per ascoltare cosa stavano dicendo.
«Cerca di ricordare» Moore sentì che le diceva.
«Era proprio là.» Indicò un punto alle spalle di Wainwright, più lontano rispetto all’alcova. «Credo. Accidenti, non lo so, forse era solo un gioco di luce.»
Moore alzò gli occhi al cielo. Kate sembrava una bifolca con quel suo accento del Sud. Come faceva Wainwright a prendere sul serio quello che diceva?
Wainwright guardò dove indicava Kate. «Che aspetto aveva?»
«Era…» La sua voce si spense, mentre cercava di farsi venire in mente un’immagine. «Lascia stare. Scusami.»
«Ma hai visto qualcosa, giusto?» Era più un’affermazione che una domanda.
«Forse.»
Lui ci rifletté su, picchiettando il pavimento di legno con il piede. Poi annuì. «Okay. Okay. Che rimanga tra noi però. Non dirlo agli altri.»
Moore si accigliò. Sentì la voce di Sam che le diceva: Non mi fido di lui.
Kate fece una risatina, restando seria. «Mio papà perderebbe la testa, se sapesse che la piccola e dolce figlia del pastore passa la notte in un posto come questo.»
«Già, bene, tuo padre sarebbe ancora più scosso se sapesse che vai a letto con il tuo capo.»
«Ma non perché sei il mio capo» disse Kate, per provocarlo. «Perché sei bianco.»
«Giusto. Per questo però non posso fare granché, vero?»
Kate sorrise. Wainwright le passò una mano sulla guancia, carezzandola fino alla nuca, poi la baciò. Kate gli affondò le dita nei capelli folti e lo baciò in modo ancora più appassionato.
C’era qualcosa, in quel momento di intimità, che turbava Moore. Questa ragazza si lascerebbe convincere a fare qualunque cosa, pensò.
Li guardò, mentre i loro profili si fondevano in una sagoma unica, grande e dalla forma strana.
Alla fine si separarono, allontanandosi dalla finestra; Moore riuscì a distinguere di nuovo i loro lineamenti. Wainwright prese la mano di Kate tra le sue, e insieme sparirono nella loro camera.
È tempo di scoprire cosa c’è di tanto interessante.
Moore lasciò il proprio nascondiglio e scese in silenzio fino all’alcova dove aveva visto Wainwright e Kate. Guardò verso il punto che aveva indicato la ragazza.
«Ma che cazzo…» sussurrò.
Perché qualcuno dovrebbe costruire un muro di mattoni in cima a una rampa di scale?
Quattordici
18:25
C’è un altro corridoio. Come accidenti abbiamo fatto a non vederlo? si domandò Sam.
Dalla cucina, guardando il solarium e la porta sul retro, si apriva uno stretto corridoio a destra che portava all’atrio e, in fondo, al soggiorno. Se qualcuno si fosse preoccupato di guardare a sinistra, comunque, avrebbe notato un secondo corridoio, non stretto come il primo ma più buio, perché privo di finestre. Questo corridoio non era stato incluso nel loro primo giro, dimenticato o evitato di proposito.