Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

I loro romanzi però, legati alla casa da una serie di dettagli sorprendentemente simili, non erano il finale di partita. I libri che avevano divorato mesi e mesi della loro vita erano solo un modo per spezzarli e, alla fine, riportarli là tutti insieme. L’ironia, nello scherzo crudele della casa, era farli tornare di loro spontanea volontà.

Li aveva riportati indietro per ucciderli. La loro morte violenta sarebbe diventato il racconto di fantasmi definitivo.

No, pensò Sam. Siamo solo una trovata pubblicitaria, per lanciare una storia già scritta.

Il libro di Sebastian.

Sebastian poteva essere il suo cantastorie. Poteva rendere famosa la casa ancora una volta. Senonché, il suo spirito non poteva essere spezzato. Lui era disposto a rifiutare quell’accordo degno di Faust. Per i suoi amici. Per ciò che sapeva essere giusto.

La casa non ha vinto. Non ancora.

C’erano ancora Sam, nascosto sul tetto, e Sebastian…

Sam si mise seduto, un gesto che quasi lo fece cadere da un lato del tetto. Daniel si era lasciato alle spalle il vecchio, lo aveva lasciato a morire nel corridoio. Forse, però… Forse…

La finestra dell’ultimo piano, da dove Sam era uscito, guardava sul terreno davanti alla casa, e ciò significava che la camera più vicina a dove era stato aggredito Sebastian si trovava nella metà posteriore dell’edificio. Guardando dall’altra parte del tetto, Sam cercò di immaginare la disposizione delle stanze sotto di sé. Indicò l’angolo a sudovest, poi spostò lentamente il dito verso sinistra, oltre quella che doveva essere la piccola alcova. Poi c’erano la stanza in fondo al corridoio e, infine, la penultima camera, quella in cui aveva dormito la notte di Halloween.

Con cautela, Sam scavalcò la cima del tetto e cominciò a scendere lungo lo spiovente meridionale. I piedi gli scivolarono più volte sulle scandole bagnate, ma alla fine arrivò al bordo. Ora veniva la parte difficile. Una grondaia di metallo correva tutto intorno alla casa e, sbirciando dal tetto, Sam vide un corto davanzale che spuntava dalla finestra della camera. Non poteva immaginare quanto peso reggesse la grondaia, e sul davanzale c’era poco spazio per starci in piedi; non doveva essere più profondo di una ventina di centimetri.

«Vaffanculo» si disse Sam.

Steso lungo il bordo del tetto, strinse la grondaia più forte che poteva, esercitando una pressione che gli tolse il colore dalle dita. Fece un respiro profondo e lasciò scivolare un piede oltre l’orlo, poi l’altro, finendo con il corpo sospeso nel vuoto.

Trentasei

17:21

Sebastian sapeva che stava morendo.

Le sue mani cominciarono a tremare. Il corpo era coperto di sudore freddo. Doveva andare subito in ospedale. Non poteva rischiare, tuttavia, e trascinarsi di nuovo nel corridoio. Poteva trovare Daniel, e non avrebbe avuto speranza di sfuggirgli. No, adesso poteva solo aspettare finché qualcun altro non lo avesse trovato o Daniel avesse recuperato la ragione.

Nella migliore delle ipotesi, anche Moore e Wainwright erano feriti. Nella peggiore, erano morti.