Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Deve reggere» ripeté Sam, senza lasciare spazio alla discussione. Schiacciò l’acceleratore a tavoletta, e il SUV scattò in avanti mentre le ruote facevano presa.
La prima metà del ponte cominciò a crollare proprio nell’attimo in cui l’auto ci salì sopra. Le travi incrociate al di sotto si spezzarono in due, portate via dalle rapide con le creste bianche di schiuma. Il resto seguì un istante dopo, e il ponte crollò nel torrente come se inseguisse il paraurti del SUV.
Le ruote posteriori arrivarono sulla sponda proprio mentre le ultime assi del ponte cadevano in acqua, e l’auto si lasciò alle spalle le fauci spalancate di uno strapiombo, dove una volta c’era stato il ponte.
Sam non rallentò, mentre sfrecciavano sotto la tettoia di alberi e puntavano alla rampa di accesso della K-10. Si voltò solo un attimo, per guardare da sopra la spalla e vedere il cielo colorato di un arancione pieno di rabbia, mentre la casa sul Kill Creek bruciava.
Parte quinta
Sotto il tappeto
15 dicembre
È facile comprendere perché un libro di questo genere possa diventare un bestseller.
Le persone hanno un disperato desiderio di credere in qualcosa di più grande di loro. Alla fine, però, il resoconto di Adudel suona come fasullo, sembrano i discorsi fantasiosi e sconclusionati di un uomo che ha dedicato la propria vita a un campo di studi che si basa sulla speculazione, e ottiene scarsi riconoscimenti al di là di quelli dei suoi pari, egualmente eccentrici.
Estratto dalla recensione di Prateria di fantasmi del dottor Malcolm Adudel, pubblicata dal “New York Times”
Quarantuno
10:15
Dimmelo.
C’era la casa, così com’era prima dell’incendio, al tempo in cui la paura controllava la vita di Sam. In mano aveva un’accetta che non gli apparteneva. Il suo peso gli era estraneo. Sembrava il peso di una vita intera.
Daniel era seduto sulla veranda, con il mento tra le mani come se fosse assolutamente annoiato da quella situazione. Su un lato della testa gli si apriva un profondo squarcio cremisi. Guardò Sam con due occhi innocenti. Era tornato l’uomo che aveva conosciuto più di un anno prima, premuroso e umile, e con il conforto della fede.
Dimmi chi sei, ripeté la voce.
Sam guardò l’accetta che stringeva tra le dita. Non era più un’accetta. Era una mano, grigia e sporca di fango, attaccata all’estremità di un braccio che spuntava come una radice dal terreno sporco di sangue.
Il silenzio lo svegliò.
Sam aprì gli occhi e vide il proprio fiato che gli usciva di bocca come una nebbia gelida. Sotto le coperte aveva caldo, ma fuori il mondo era freddo e spietato. La luce del sole entrava da una finestra ancora baciata dalla brina.
D’istinto fece scivolare la mano sotto le coperte, cercando dall’altra parte del letto Erin, sua moglie.