Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Vorresti che il tuo marketing fosse estremo come i tuoi libri?» Daniel domandò. Sembrava assolutamente sconcertato dal punto di vista di Moore.
«Sì!» esclamò lei. «Cazzo, sì! Nerone bruciò Roma solo per poterla ricostruire come voleva lui. Sì, sono pronta a sudare sangue per scrivere un libro, e voglio che anche il mio editore sanguini, per vendere quel libro del cazzo.»
«Per quanto mi riguarda, magari il mio problema fosse il marketing.» Daniel teneva una fetta di prosciutto arrotolata tra due dita. «Almeno tutti voi avete ancora qualcuno che vuole pubblicarvi.»
«Di che cazzo ti lamenti, Slaughter? Tu avrai, tipo, un miliardo di libri sugli scaffali» disse Moore.
Daniel sospirò, come se all’improvviso rimpiangesse di avere parlato. Ormai, però, era troppo tardi. Gli altri scrittori lo fissavano, in attesa.
«Credo che presto il mio editore mi scaricherà» disse.
La notizia distrasse Sam dai suoi pensieri. Diede un’occhiata confusa all’uomo corpulento seduto accanto a lui. «Non ha senso» disse. «Devi avergli fatto guadagnare un’incredibile quantità di denaro.»
Daniel alzò le spalle. «I miei lettori cristiani non sono più, diciamo, ricettivi verso i miei libri come una volta. Forse sono io a essere paranoico, non lo so. Solo che… le tirature sono sempre più esigue. Mi sento come… se il mio editore stesse perdendo fiducia in me.» Guardò Moore. «Non vuoi fare qualche commento bisbetico sulla fede o la religione o…»
«No» disse lei. «Non voglio.»
Daniel fece un cenno di apprezzamento.
«E tu, Sam?» Era Sebastian, seduto a capotavola, un posto fin troppo appropriato.
«E io cosa?»
«Qual è il tuo racconto horror sugli editori?»
Moore si rigirò un coltello di plastica tra le dita. «Non te ne sei accorto? A Sam non piace condividere. Gli piace ascoltare. Vero, Sam?»
Così è più sicuro, pensò lui.
Avvertiva il suo sguardo penetrante, dall’altra parte del tavolo.
«Non so se possiamo definirlo un racconto horror» disse Sam. «Da me pretendono un libro all’anno. Non importa cos’è. Vogliono solo qualcosa per metterci sopra il mio nome.»
«E tu allora daglielo» commentò Moore, alzando le spalle.
«Voglio dargli qualcosa di buono.»
«E allora scrivi qualcosa di buono» disse lei. «Sei Sam McGarver.»
Era la cosa più simile a un complimento che avesse mai sentito da lei.
Sam fissò Moore al di sopra delle fiammelle dei candelabri che stavano tra di loro. Attraverso la finestra, alle sue spalle, vide una luna arancione che iniziava a sorgere sopra gli alberi.
«È così facile per te? Ti metti seduta e tiri fuori qualcosa di cui sei orgogliosa, ogni volta?»
«Sì» rispose lei.
«E lo stai facendo anche adesso?»
«Sì. Ho iniziato qualcosa che penso sarà la cosa migliore che abbia mai scritto.»
«Altre avventure sotto le lenzuola con qualche demone del sesso, sono sicuro» intervenne Daniel.
Moore rivolse a Slaughter un’occhiata gelida. «Credi che io sia ridicola, vero? Come se, chissà perché, non meritassi di sedere allo stesso tavolo con voi maestri dell’horror?»
«Non ho detto…»
«E invece sì.»