Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Arrivò in fondo alla scala e tastò sott’acqua in cerca del primo gradino, trovando invece un ciuffo di capelli. Un volto galleggiava proprio sul pelo dell’acqua.
Era Moore. La sua criniera di capelli neri si allargava intorno al volto pallido come una chiazza di petrolio. Gli occhi vitrei fissavano il vuoto sopra di lei.
È morta.
Sam fissò il cadavere della sua amica. L’acqua fredda tutto intorno gli toglieva calore e sensibilità alla pelle. Le passò una mano lungo il fianco, fermandosi sullo stomaco. Del sangue rosso vivo le impregnava il davanti della maglietta, dove l’accetta di Daniel l’aveva colpita. Si era sparso in una pozzanghera, nell’acqua intorno a lei. Sam pensò a quel sapore e gli si chiuse la gola per il disgusto.
Strinse le palpebre.
Il suono di un respiro. Leggero. Debole. Ma un respiro, senza dubbio.
Gli occhi di lei si spalancarono all’improvviso, mentre lui le premeva la mano contro il petto, infilando le dita sotto la maglietta per sentire la sua pelle.
Era fredda. Troppo fredda. Eppure eccolo, un leggerissimo alzarsi e abbassarsi, mentre i polmoni di lei risucchiavano l’aria con disperazione, respirando in modo quasi impercettibile.
Lui si chinò vicino alla bocca di lei. Un filo di fiato le fece muovere le labbra.
È viva… È viva!
«Moore» sussurrò Sam. Aveva paura che Daniel potesse sentirlo. Aveva ancora più paura che potesse sentirlo la casa.
Avvolgendo le braccia intorno al suo corpo, la sollevò sopra le scale, cercando di tirarla fuori dall’acqua gelida. Le diede dei colpetti sulle guance.
«Moore!» ’Fanculo Daniel. ’Fanculo la casa. Aveva bisogno che lei si svegliasse. Aveva bisogno che vivesse. «Moore! Ti prego!»
Moore batté le palpebre, poi si voltò lentamente verso di lui. Batté di nuovo le palpebre. Una volta. Due. Lo fissò, mentre metteva a fuoco lo sguardo. Le uscì dalle labbra una sola parola, così debole che si sentiva appena: «Sam».
«Sì. Moore, sono io.»
«Sam.»
«Sei viva. Andrà tutto bene.»
Lei fece un respiro più profondo, più pieno. Deglutì. Spinse leggermente con le mani contro le scale, sotto di lei. Voleva muoversi.
«Ti farò uscire di qui» la rassicurò Sam. «Usciremo entrambi.»
Lei annuì, lentamente.
«Cazzo… sì…» riuscì a dire.
Al centro della scala mancavano diversi gradini, dove Moore li aveva sfondati cadendo. Sarebbe stato difficile farle superare quel buco, ma non impossibile. Sam doveva farcela. Dovevano fuggire. E non avevano molto tempo.
Con il braccio intorno ai suoi fianchi, con la mano che le stringeva la maglietta sulla vita, Sam si sforzò di rimettere in piedi Moore. Insieme salirono le scale, trascinando i loro corpi malandati verso la luce del piano di sopra.
Trentanove
18:35
Arrivarono in cima alle scale.
Sam aveva paura che Daniel fosse in cucina ad aspettarli, con l’accetta alzata sopra la testa, e un sogghigno psicotico sulle labbra tremanti.
La cucina però era deserta. La porta sul retro chiusa.