Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Moore strinse lo schienale della sedia, conficcando nella stoffa le unghie d’argento. «Andiamo. Ma davvero, cosa pensava che sarebbe successo?»
Si voltarono tutti verso di lei.
«Che intendi dire?» domandò Wainwright.
«Voglio dire che Goodman era un bianco, che viveva insieme a una ragazza nera, negli anni subito prima della guerra civile. Che si era messo in testa? Che quegli assassini succhiacazzi dello stato schiavista della porta accanto glielo avrebbero permesso?»
«Lui l’amava.» Era Kate, che fissava Moore da sopra l’obiettivo. Sentì il rumore della macchina che scattava una fotografia.
«E questo li ha fatti ammazzare. A che è servito?» domandò Moore.
«Non potevano fare a meno di provare quel sentimento.» Kate tenne il dito sul tasto e scattò una sequenza di foto in rapida successione, tutte di Moore che la fissava a sua volta. «Forse sapevano che la morte era una possibilità. Forse questo rendeva il loro amore… più forte.»
Kate si voltò lentamente, per rubare un’occhiata a Wainwright. Lui la guardava, con uno strano senso di meraviglia.
Baby è convinta di essere innamorata, pensò di nuovo Moore. Strinse i pugni. «Che stronzate. La morte non rende l’amore più forte. La morte rende solo morti.»
La macchina fece rat-tat-tat, mentre Kate scattava un’altra raffica di foto.
«Credo che tu abbia foto mie a sufficienza» disse Moore, con freddezza.
Kate abbassò la macchina. «Giusto. Ho quello che mi serve.» Tornò di nuovo in modalità videocamera. La macchina fece un leggero bip, e ricominciò a filmare.
«E adesso?» domandò Daniel.
Wainwright accennò all’arco, verso l’atrio. «Be’, ora è un momento buono come un altro per portare dentro i bagagli. Poi vi accompagnerò nelle vostre camere.»
Undici
13:28
Sam sentiva che ogni sua mossa era sorvegliata.
È Kate.
Era ad alcuni metri da lui, nell’erba alta fino ai fianchi. Teneva in braccio la macchina come un bambino, con gli occhi sullo schermo LCD, mentre catturava ogni attimo in alta definizione.
«Scopano.» Sam sentì Moore che lo diceva mentre prendeva la borsa dal retro del pulmino.
«Chi?» chiese Daniel.
«Wainwright e la ragazza con la videocamera» spiegò Moore. «È la donna di quel ricco coglione. Dunque smettila di guardarle le tette.»
«Sono sposato» disse Daniel.
«E questo finora ha fermato l’un per cento di nessuno» replicò Moore, mettendosi in spalla la borsa.
Sulla veranda, nascosto nell’ombra creata dalla sporgenza del tetto, Wainwright aspettava che recuperassero i bagagli. Come sempre, aveva in mano il libro di Adudel.
«Cosa pensate che abbia in mente, sul serio?» Sam chiese agli altri a voce bassa.
Sebastian seguì lo sguardo di Sam. «Chi? Wainwright? È innocuo. Innocuo come può esserlo un arrogante figlio di miliardario, certo.»
«Sono due schizzati» disse Moore.
Perché nascondono qualcosa, pensò Sam. Poi, quasi subito, si rimproverò: Non lo sai. Smettila di cercare problemi dove non ce ne sono. Diventerai pazzo.
Disse, a voce alta: «Lo avete visto tutti come ha reagito sul pulmino, quando ha capito che non avevo letto il libro».