Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Forse vuole solo che siamo eccitati per questo posto quanto lui» suggerì Daniel.
Moore si appoggiò al retro del pulmino per il peso della borsa. «O forse ci ha portato qua di nascosto, per ammazzarci tutti. Lui e lei sono come Manson e i suoi seguaci: vogliono torturarci, assassinarci, e poi caricheranno tutto su quella cazzo di Internet. Domani a mezzogiorno sarà il nome più famoso nel campo dell’horror.»
Sam guardò Kate, e si accorse per la prima volta del microfono direzionale montato sulla macchina, e del filo dell’auricolare collegato all’apparecchio.
Avrà sentito? si domandò.
Kate abbassò la videocamera e sorrise come qualcuno che la sa lunga.
Sam seguì gli altri attraverso l’atrio fino alla porta dell’ascensore. Kate, alle loro spalle, si fermò in fondo alle scale.
«Ci vediamo di sopra» disse, con la cadenza del Sud che riprendeva il cigolio della porta a fisarmonica dell’ascensore. Poi se ne andò, saltellando sui gradini verso il piano superiore.
Il resto del gruppo si stipò negli angusti confini dell’ascensore, spalla contro spalla, con le borse a tracolla.
A un tratto, Sam ebbe difficoltà a respirare. Perché prendiamo l’ascensore? In pratica non abbiamo bagagli. Perché Wainwright ci vuole qua dentro?
«È davvero necessario?» chiese a voce alta. «Dobbiamo fare solo un piano.»
«Rachel avrebbe spinto la sedia della sorella in questo ascensore» disse Wainwright, come se bastasse a giustificarlo. «Rebecca non aveva altro modo per andare in giro per casa.»
Sam premette la schiena contro la parete dell’ascensore.
Wainwright allungò la mano verso il pannello di controllo. In aggiunta ai consueti pulsanti per aprire e chiudere le porte, ce n’erano altri tre, uno per ciascun piano. Wainwright premette quello contrassegnato con il numero 1. L’ascensore sussultò bruscamente quando, da qualche parte più in alto, nella tromba, la catena cominciò a scorrere sulla carrucola.
Sam sapeva che era un pensiero ridicolo, ma non poté fare a meno di averlo: Ci vuole ammazzare. Vuole che l’ascensore precipiti con noi dentro.
Daniel si spostò, all’improvviso preoccupato. «Lo avete fatto controllare, vero? Per assicurarvi che fosse ancora sicuro?»
Moore cercò di sistemarsi intorno alla massa di Daniel. «Non credo che il problema sia l’ascensore, ciccione. Magari tu dovresti usare le scale.»
«È sicuro» disse Wainwright. Non li rassicurò molto.
La catena ticchettava sopra di loro quando iniziarono il viaggio sorprendentemente lungo fino al primo piano.
«L’ascensore era il modo più rapido che aveva Rebecca di girare per casa. Non che lo usasse molto. Nei due anni che ha passato qui, i suoi ultimi due, Rebecca non lasciò quasi mai la camera all’ultimo piano.»
L’ascensore si fermò con uno scossone. Wainwright aprì la porta a fisarmonica, mostrando Kate, già sul posto, che metteva a fuoco il grandangolo. Senza alzare gli occhi dal monitor, si fece da parte, sgombrando la strada al gruppo.