Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Wainwright accennò alla porta successiva. «Andiamo, allora, c’è ancora un po’ di casa da esplorare.»
Lo seguirono di malavoglia, trascinando i piedi.
Sam fu il primo a uscire.
Uno stretto corridoio seguiva la parete meridionale della casa delle sorelle Finch. Moore rimase con gli altri del gruppo mentre, in fila indiana, oltrepassavano una lunga serie di finestre alla loro sinistra. In questo corridoio non c’erano porte, solo quella per cui erano entrati, un arco che si apriva in fondo all’atrio, e una porta all’estremità opposta.
«Dirigetevi verso quella» disse Wainwright.
Moore pensò: La sua voce. Tutto ciò che dice sembra un ordine. Non è proprio quello che preferisco.
La porta li condusse al di là di una rapida successione di stanze comunicanti – un bagno, una stanza per il cucito, un soggiorno – fino a uno spazio sorprendentemente grande all’estremità occidentale della casa. Una stampa a piume di pavone decorava un divano rivestito con eleganza, in contrasto con i motivi più tradizionali di due poltrone, sistemate intorno a un camino di mattoni scheggiati, ma piacevole. Un robusto tavolo di quercia si trovava vicino alla finestra sul davanti, e offriva una buona visuale sulla veranda e sul terribile e grottesco albero di faggio.
Dove quei bastardi impiccarono Alma Reed. Immaginò di sentire lo scricchiolio della corda e il fruscio della stoffa mentre il vento agitava il vestito di Alma. Le sembrava quasi di vedere il profilo confuso del suo corpo senza vita, che dondolava lentamente fuori dalla finestra.
«Dunque, eccoci qui» disse Wainwright, battendo forte le mani. «Questo è il soggiorno principale, o il nostro quartier generale, se preferite, il posto dove passeremo la maggior parte del tempo nella casa delle sorelle Finch. C’è una bella catasta di legna sul retro, lasciata dai precedenti inquilini, grazie tante, che stasera ci permetterà di accendere un bel fuoco. La casa, be’, tende a diventare molto fredda.»
«Ma certo» disse Moore. «Sono le classiche stronzate da casa infestata, Wainwright.»
«Già, certo lei sa fare di meglio di qualche punto freddo» aggiunse Sebastian, la voce asciutta come l’aria d’autunno.
«Dicevo solo le cose come stanno.» Il tono di Wainwright era piatto e sicuro.
Moore toccò lo schienale di una sedia.
Il soggiorno.
Un pensiero attraversò in fretta la buia distesa della sua mente, e lei lo raccolse.
Il soggiorno. O living, come diceva qualcuno.
Una stanza viva.
Moore aveva sempre odiato questa parola. Restituiva l’immagine di una famiglia riunita per passare un po’ di tempo insieme, in armonia, come un ridicolo sogno erotico alla Norman Rockwell. Moore sapeva che certa gente era convinta di avere qualcosa del genere nella propria vita, però non voleva crederci. C’era sempre qualche segreto. Papà ha una relazione. Mamma si impasticca. Junior passa un po’ troppo tempo a torturare gli insetti, sul vialetto. E Baby…
Be’, Baby commette anche lei qualche errore, no? Baby scappa, perché crede di essere innamorata.
«È un peccato che Goodman si sia goduto questo posto solo per così poco» disse Daniel.