Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

«E questa?» Si voltarono tutti, e videro Sebastian con la mano appena poggiata su una porta chiusa, a qualche passo dalla stufa. «Una dispensa, immagino?»

Wainwright scosse la testa. «Il seminterrato. Non c’è ragione di scendere laggiù. Ci sono solo i topi e il nostro fidato generatore. Inoltre, il seminterrato occupa appena un terzo della casa. Il resto è solo un’intercapedine.»

«È strano» disse Daniel. «Perché non fare tutto un seminterrato?»

«Magari il signor Goodman cominciò a scavare, ma si aprì un varco verso l’altrove.» A Sebastian brillavano gli occhi. «Magari capì di aver aperto la porta per un posto buio e vuoto, e allora la sigillò e sperò di averlo fatto abbastanza in fretta, prima che il buio potesse uscire.»

Daniel annuì con entusiasmo, ansioso di partecipare a quel gioco. «Già. Già, come se avesse trovato la porta dell’inferno, e i suoi peccati volessero trascinarlo giù.»

«Certo, se vogliamo essere dolorosamente letterali» disse asciutto Sebastian.

Moore sogghignò. «O forse – dico per ridere – forse si era solo stancato di scavare una buca del cazzo.»

Sebastian sorrise. «È un po’ azzardato, ma credo che possa essere andata così.»

«È probabile che sia stato un problema di fondamenta» riuscì a dire Sam. «Così vicino al torrente, ci saranno state parecchie infiltrazioni. Quando fu costruita la casa non c’erano pompe di drenaggio, così, a meno che non volesse una piscina coperta sotto la casa, Goodman preferì accorciare il seminterrato. Scommetto che quando piove parecchio in casa entra ancora dell’acqua.»

«L’hai letto nel libro di Adudel?» domandò Daniel. «Pensavo avessi detto che…»

Sam scosse la testa. «Sono cresciuto a due ore da qui, più a sud. In Kansas ci sono un sacco di temporali e un sacco di seminterrati. E un sacco di imprese di merda che non li costruiscono come si deve.»

Una luce scintillò riflessa sul vetro. Sam si voltò e vide Kate che puntava l’obiettivo proprio verso di lui.

Un’improvvisa ondata di nausea investì Sam, e lui chiuse gli occhi.

Non voglio essere qui. Non voglio essere in questa cucina.

Gli sembrò di perdere l’equilibrio. Stava per cadere.

Allungò in fretta una mano, per aggrapparsi al bordo del ripiano della cucina e restare in piedi. Al tatto, il ripiano era arrotondato e stranamente freddo. Era di metallo.

Sam aprì gli occhi. Non stringeva il ripiano, ma la stufa di acciaio inossidabile. Sembrava così familiare, come quella nella cucina di sua madre.

Dove teneva la padella di ghisa, sul bruciatore posteriore sinistro.

Si ritrasse, come se si fosse scottato.

«Va tutto bene, Sam?»

Era Sebastian. Teneva la voce bassa per non coinvolgere gli altri. Per un attimo, Sam non ebbe idea di come rispondere alla semplice domanda del vecchio. Poi annuì e disse, anche lui piano: «Sì, sto bene».

«Che succede, McGarver? È la casa che inizia a fare effetto?» chiese Wainwright con un sogghigno.

Sam strinse i denti. «Ho solo bisogno di continuare a muovermi.»