Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Sam spinse la sedia lontano dal tavolo. Fece per andarsene.

«Che succede, Sam? Dai a uno dei tuoi studenti qualche lattina di birra, e loro andranno a bussare alla porta di casa delle sorelle Finch. Non dirmi che il moderno maestro dell’horror ha paura di… come l’hai chiamata? Una storia da raccontare intorno a un falò?»

Moore si aspettava che il popolare scrittore del Midwest abboccasse, ma non lo fece. Sam restò seduto in silenzio.

Wainwright si rivolse agli altri. «Potremmo fare l’intervista qui, in questa biblioteca, potremmo farla in una sala riunioni chissà dove, o potremmo farla in un posto che, ve lo garantisco, manderà in tilt la dannata Internet.»

Wainwright fece una pausa, abbastanza a lungo perché potessero alzarsi e andarsene. Nessuno si mosse.

«Non posso costringervi a farlo. Siete liberi di andare, adesso. Oppure potete trattenervi per la notte – abbiamo prenotato una stanza per ciascuno di voi, al Plaza – e andarvene domattina.» Si chinò sul tavolo, con il faretto in alto che proiettava ombre lunghe sul suo viso. «Oppure potete venire con me a Kill Creek, e il primo novembre non sarete più solo i quattro scrittori horror più famosi del pianeta; sarete i quattro scrittori più famosi del pianeta, punto.»

«Siamo già famosi» ribatté Sebastian, irrigidendosi.

Wainwright annuì lentamente. «Sì, certo, lo siete. Per una certa generazione di lettori. Ma che succederà quando si dimenticheranno di voi?»

Guardò Daniel Slaughter. «O saranno troppo cresciuti per i vostri libri.»

Poi Moore. «O non vi capiranno più?»

Infine Sam. «O semplicemente smetteranno di leggervi?»

Su di loro scese un pesante silenzio. Nessuno voleva confermare che i colpi di Wainwright avevano fatto centro.

’Fanculo questo tizio, pensò Moore. «Sono tutte stronzate.»

«Davvero?» chiese Wainwright. «O è proprio quello di cui ciascuno di voi ha bisogno, in questo momento?»

«Dolcezza, tu non lo sai di cosa ho bisogno» gli disse Moore. «E anche se lo sapessi non potresti darmelo.»

Wainwright fece una secca risata. Non voleva offenderla; era sinceramente divertito. «Guardate, ve lo prometto, ci divertiremo. Avremo tutti i comfort di una casa. La struttura non è poi così vecchia. Rachel Finch ci ha abitato fino al 1998. Qualche anno fa, abbiamo pure fatto riallacciare l’acqua. C’è un generatore per l’elettricità. Un’impresa di pulizie ci è andata questo pomeriggio per tirare tutto a lucido.»

Daniel Slaughter drizzò la schiena. «Qualcuno è entrato nella casa?»

«Solo quelli delle pulizie. Un tuttofare. Forse qualche operaio.»

«E non è successo… niente?»

«Che vorresti dire, amico? Tipo, qualcosa di soprannaturale?»

Daniel annuì. «È quanto ci si aspetta dalla casa delle Finch.»

Wainwright scosse la testa. «Naah. Ma sono stati dentro solo per qualche ora, e in pieno giorno.»

Sebastian batté leggermente le nocche sul tavolo. «In pieno giorno» ripeté. «Dunque vorrebbe suggerire che con il buio può succedere di tutto.»