Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Wainwright incrociò il suo sguardo, e non si sottrasse al suo scrutinio. «Ogni ottobre, WrightWire organizza qualcosa di grosso per Halloween. Quest’anno, però, non abbiamo trovato niente che sembrasse adeguato. Le nostre idee erano o troppo ovvie, cose che a chiunque verrebbe in mente di fare, o troppo scadenti, senza le… insomma, le giuste credenziali indie per cui WrightWire è diventato famoso. WrightWire è un sito di genere, no? Ma è anche un sito di cultura popolare; noi la pensiamo così, almeno. Quello che ci rende diversi da altri siti e riviste simili è che ci concentriamo tanto sulla cultura quanto sul popolare. Se qualcosa è già mainstream, io voglio affrontarlo da un punto di vista diverso, completamente inaspettato. Se qualcosa è stato dimenticato o trascurato, voglio che invece tutti ne parlino.

«Allora le nostre trovate, in un certo senso, devono esistere su due livelli: hanno bisogno di una componente sfacciata, rumorosa, trash, che venga stranamente completata da un’aria di rispettabilità, di solito sotto forma di uno o più artisti così indiscutibilmente grandi da elevare lo spunto trash, e creare qualcosa di… profondo.»

Wainwright era così pieno di vita. Moore, quando lo aveva visto per la prima volta, aveva pensato che il giovane sembrava fatto di gomma, come se la persona che avevano davanti indossasse una maschera da Wainwright per nascondere la sua vera identità. Più Wainwright parlava delle sue passioni, tuttavia, più quella carne gommosa prendeva vita.

«Poi un giorno mi è comparsa in testa un’immagine, quella di una casa vecchia e scura, la sera di Halloween. Una casa infestata. A tutti piacciono le case infestate. Sono un classico senza tempo. Ed ecco il popolare. Però adesso mi serviva la cultura. E siete voi quattro.»

«Anche se rispetto il suo ingegno, non è per questo che ho firmato» disse Sebastian.

Wainwright guardò Kate, che gli rivolse un sorriso d’intesa.

A Moore non sfuggì questo breve scambio. Stanno insieme, pensò, archiviando questo dettaglio per utilizzarlo in futuro.

Da una borsa di pelle sul pavimento accanto alla sua sedia, Wainwright tirò fuori uno spesso fascio di carte e lo poggiò sul tavolo.

«Questo è il documento che voi, o i vostri rappresentanti, avete firmato. Nel farlo, avete tutti accettato un’intervista di due giorni per WrightWire. Io vi ho promesso che avremmo provveduto di tasca nostra agli spostamenti, al vitto e all’alloggio. Però non vi ho detto dove avrebbe avuto luogo l’intervista, o se sarebbero state coinvolte anche altre persone. Tutti avete dato per scontato di essere gli unici a prendervi parte, e che l’intervista si sarebbe svolta in un contesto, be’, più normale.»

«Ci ha ingannato» disse Sam. Nella sua voce non c’era rabbia. Era un dato di fatto, puro e semplice.

Wainwright sospirò. «Insomma… sì. Credo che possiate dirlo. Ma se aveste saputo fin dall’inizio qual era il piano, sareste venuti? Sarei riuscito ad avervi tutti nella stessa stanza?»

«Be’, c’è riuscito» disse Sam. «Congratulazioni. Ci ha portato tutti nella stessa stanza. A me però non interessa.»