Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Proprio al di là di quella luce, nell’ombra, alcune sagome si muovevano irrequiete.
Volti.
Fissi. Silenziosi. Affamati.
I loro occhi erano puntati verso un uomo sulla quarantina, con i capelli castani tagliati cortissimi. Era un bell’uomo, alto poco più di un metro e ottanta, con dei vecchi Levi’s neri e un serafino che metteva in risalto una corporatura esile e leggermente muscolosa. Le maniche lunghe della maglia erano arrotolate fino ai gomiti, svelando una serie di tatuaggi che coprivano tutto l’avambraccio sinistro. La pelle nascosta dall’inchiostro aveva una consistenza strana, butterata, perché l’intero braccio e il dorso della mano sinistra erano avvolti da tessuto cicatriziale. Linee scure seguivano percorsi sinuosi e apparentemente casuali sulla pelle, finché in quello schema astratto non si distinguevano delle immagini. Alberi. Un fiore di campo. L’orbita vuota di un teschio. E fiamme, tante fiamme, che divoravano tutto.
L’uomo guardava i trecento studenti seduti uno sopra l’altro sulle gradinate dell’Hoch Auditorium, alla Budig Hall. Ovunque si voltasse incrociava lo sguardo rapito di qualcuno. Tecnicamente erano lì per frequentare un corso del primo anno, “Introduzione all’horror nella cultura popolare”. Lui sapeva bene, tuttavia, perché l’aula era piena in ogni ordine di posti. Non era solo un abitante di Lawrence, laureato alla University of Kansas, ma uno scrittore di bestseller, un “esperto” di letteratura horror.
Sam sentì i capelli rasati contro il palmo, mentre si passava la mano sulla testa.
Non fare cazzate; per loro sei un vero maestro del macabro.
Percorse tutto il pavimento dell’aula, sentendosi addosso ogni paio d’occhi che lo seguiva come una preda.
«Che cosa non sappiamo?» esordì, ed era una domanda retorica, con la sua voce che echeggiava dagli angoli più alti e più bui di quell’aula cavernosa. «Che cosa viene nascosto – nascosto di proposito – ai nostri occhi? La tradizione gotica si fonda tutta sui segreti, segreti oscuri, segreti terribili, nascosti subito dietro a una facciata di normalità. L’horror moderno è ancora pesantemente influenzato da questa tradizione, ma non sono più vecchi castelli da brivido a custodire questi segreti. Il gotico ha invaso la nostra vita quotidiana. La vecchia fattoria di Non aprite quella porta. La casa giapponese nei sobborghi di The Grudge. Perfino una videocassetta, in The Ring. Il male contagioso che nella letteratura del diciottesimo e diciannovesimo secolo era confinato di solito in qualche edificio in rovina, come nel Monaco di Lewis, nei Misteri di Udolpho di Radcliffe, e in Melmoth l’errante di Maturin, si è diffuso nelle nostre città, grandi e piccole, nelle nostre case. E questo lo rende ancora più pauroso, no?»
Ci fu un mormorio di assenso, con qualche testa che annuiva, nella massa piena di occhi che aveva davanti a sé.