Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Due anni dopo, Rebecca Finch era morta. Secondo il medico legale, il suo cuore aveva semplicemente cessato di funzionare. Rachel continuò ad abitare nella casa sul Kill Creek, rifiutandosi di ricevere visite, anche da chi veniva a esprimere le proprie condoglianze per la morte della sorella. Per quasi cinque anni nessuno, oltre a Rachel Finch, percorse i corridoi di quella casa. Nessun essere vivente, almeno.
Fu dunque una sorpresa quando, nel 1982, Rachel concesse un’intervista al famoso parapsicologo e scrittore, il dottor Malcolm Adudel. Anche se la comunità scientifica lo considerava perlopiù un ciarlatano, i libri del dottor Adudel dedicati alle sue avventure nel paranormale venivano divorati da un pubblico che provava un disperato desiderio di credergli.
Solo Rachel Finch e il dottor Adudel assistettero a ciò che successe durante la visita alla casa, un fine settimana. Il libro che ne risultò, Prateria di fantasmi. Una storia vera di orrore soprannaturale, portò la casa sul Kill Creek all’attenzione di tutto il Paese. Mentre critici e scettici archiviarono il libro come pura invenzione, i lettori entusiasti mantennero Prateria di fantasmi nella classifica dei bestseller per trentasei incredibili settimane. La trama tessuta dal dottor Adudel era assai parca nei dettagli e si dilungava troppo nelle atmosfere, ma chi avesse cercato una prova dell’esistenza dei fantasmi non avrebbe avuto bisogno di altro. La casa sul Kill Creek fu incoronata ufficialmente come porta per arrivare dall’altra parte. Era una casa da incubi. Ancora più importante, tutti la conoscevano di nuovo per nome.
Rachel Finch morì nel 1998. Aveva novantun anni. Proprio come era successo all’uomo che aveva costruito la sua adorata dimora, il corpo di Rachel fu scoperto solo qualche settimana dopo la sua morte. Alcuni adolescenti dei sobborghi di Kansas City, per una prova di coraggio, avevano attraversato il ponte eroso dalle intemperie che scavalcava quel burrone asciutto e pieno di polvere che una volta era stato il Kill Creek. Arrivarono a meno di dieci metri dalla veranda, prima di arrestarsi di colpo. Là, a dondolare piano tra i rami del faggio, appesa proprio alla stessa fronda che una volta aveva sostenuto il peso morto dell’amore proibito del primo proprietario della casa, c’era Rachel Finch. Un nodo da dilettante scavava nella carne tesa e in decomposizione sotto il mento. I sottili capelli neri ondeggiavano lenti alla brezza e poi tornavano a posarsi sulle sue spalle. Mentre i ragazzi cercavano di dare un senso a quello spettacolo, la corda scricchiolò e il corpo di Rachel ruotò verso di loro. Uno scarafaggio si arrampicò, felice, in una delle orbite vuote che avevano ospitato i suoi occhi grigi.