Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Si presentò come Kate – solo Kate – con un innegabile accento del Sud, il timbro sonoro di chi è nato e cresciuto in Georgia. Posò una copia del libro davanti a ciascuno scrittore.
Moore girò la sua perché fosse perfettamente perpendicolare.
Ricordo questo libro. Da quando ero piccola, pensò.
La copertina era sfrangiata ai bordi, le pagine asciutte e leggermente ingiallite. Sulla copertina c’era l’immagine sbiadita di un campo, non diverso da quello sul quale stava Wainwright durante la sua presentazione così grottescamente teatrale. Dalla parte opposta del campo, un po’ decentrata, c’era la sagoma scura di una casa. Al piano più alto splendeva, luminosa, una sola finestra.
Il titolo era scritto nei caratteri a rilievo che si usavano spesso nei tascabili horror degli anni Ottanta, quasi imbarazzanti per la loro pretesa di fare accapponare la pelle: Prateria di fantasmi. Una storia vera di orrore soprannaturale. In basso, il nome dell’autore: Dottor Malcom Adudel.
Kate si sedette accanto a Wainwright, sfiorandogli il gomito con il proprio.
Moore li guardava, mentre tutti si giravano il libro tra le mani.
«E questo cos’è?» chiese Slaughter, con genuino interesse.
Wainwright sorrise. «La nostra guida turistica. Qualcuno di voi lo ha letto?»
«Io, quando è uscito» disse Sebastian alla sua solita maniera, sobria ed elegante. «Era proprio come sospettavo: un espediente per fare soldi, scritto di fretta, una stupidaggine senza valore.»
«Già, è ciò che pensano quasi tutte le persone istruite.» Wainwright alzò la propria copia del libro, un tascabile consumato dalle molte letture, e ne sfogliò le fragili pagine. «Ai suoi tempi, però, un sacco di persone ci hanno creduto, abbastanza da farlo entrare nella classifica dei bestseller di saggistica. In questa parte del Paese la casa sul Kill Creek è ancora una leggenda, come Sam può confermare.»
Moore si voltò verso Sam, che annuì. «È solo una storia per adolescenti, da raccontare intorno a un falò.»
«Aspettate, io questo posto me lo ricordo» disse Daniel, girandosi il libro tra le mani come se gli avessero appena affidato un’opera di grande valore. «Ne hanno parlato tutti…»
«Per, tipo, un attimo» aggiunse Kate.
Moore alzò gli occhi al cielo. Tipo, un attimo. L’abbiamo capito. Sei una ragazzina. Non lo resterai per sempre.
Daniel annuì. «Già. Già, questa era la casa dove vivevano quelle due donne, due soggetti da fare accapponare la pelle…»
«Le sorelle Finch» disse Wainwright.
«Esatto. Nessuno è riuscito più ad abitarci da quando l’hanno costruita. Quando qualcuno trasloca, la casa, diciamo, prende vita!» Batté con il dito sulla copertina di Prateria di fantasmi. «È tutto scritto qui. Ora ricordo. Non ne hanno tratto anche un film?»
«Stavano per farlo» li informò Wainwright. «Ma non è andata bene.»
Moore incrociò le braccia e si appoggiò allo schienale, stringendo le palpebre mentre studiava il giovane magnate di Internet a capotavola. «E allora cosa c’entriamo noi con la casa sul Kill Creek?»