Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Erano tascabili. Sospettosamente sottili. Sul dorso quasi c’era spazio solo per i titoli e il nome dell’autore. Le copertine erano infantili. Sembravano vignette. Ricordavano i fumetti horror pubblicati dalla EC negli anni Trenta, ma senza il loro fascino sovversivo. I titoli erano stampati con caratteri dal design macabro ed esagerato, più adatti per una decorazione di Halloween. I titoli stessi, una raccolta di giochi di parole da gettare nello sconforto, facevano venire in mente le puntate di una serie ambientata in un liceo infestato: Tre metri sotto terra, Festa da ballo di sangue, Il fantasma del dormitorio, Il luna park della morte, e più di tutti il titolo della serie, La scuola della paura. Il pubblico di destinazione era composto evidentemente di adolescenti che cercavano qualche brivido gratuito ben confezionato in un’atmosfera moralmente oppressiva. Perfino il nome dell’autore sembrava una pessima battuta: Daniel Slaughter.

Sam prese il libro in cima al mucchio e lo premette appena sui lati. Lo snello tascabile gli si piegò facilmente tra le dita. Queste non erano narrazioni multilivello, da assaporare con gusto. Queste erano semplici caramelle.

E proprio come le caramelle, se ne mangi troppe in una volta sola ti senti male.

Confuso, Sam posò il libro e uscì dal primo raggio di luce, tornando nel buio. Cominciava a vedere la sala per quello che era: un museo temporaneo, ogni torre di libri una piccola mostra. Ma perché? Che senso aveva?

Le suole delle sue scarpe solcavano a passi felpati il pavimento di marmo, mentre si avvicinava lentamente alla prossima torre di libri.

Di nuovo, prese il primo volume in cima al mucchio. Come per i romanzi di Slaughter, la copertina di questo libro diceva già tutto, ma le analogie finivano lì. In una foto invecchiata e sfocata ai bordi da un riquadro confuso c’era la metà inferiore di una donna nuda, con la testa di un uomo premuta con forza tra le gambe. Guardandola più da vicino, Sam vide il bordo sfrangiato del collo mozzato dell’uomo, e il riflesso dell’impugnatura di un rasoio a mano libera in mano alla donna.

Il nome dell’autore era come scarabocchiato sulla copertina con la punta di un coltello da caccia tenuto da una mano tremante, ma Sam non aveva bisogno di leggerlo per sapere chi aveva scritto quel contributo aggressivamente sessuale alla narrativa horror.

T.C. Moore.

Sam si guardò intorno, e adesso riconobbe i segni rivelatori delle opere di Slaughter e Moore sui dorsi di altre pile vicine. I libri curvavano a strani angoli, come le ossa deformi di colonne vertebrali contorte.

Che cos’è questo? si domandò. Un museo dell’horror moderno? È qui che faremo l’intervista? Se è così, perché ci sono pile di libri di altri autori e non…

Si bloccò.