Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

I vicini più prossimi ancora si scambiavano storie sulle cose terribili a cui con il tempo avevano assistito – luci che passavano dietro le finestre, colpi alle porte, sussurri nel buio – ma la casa e il suo passato macchiato di sangue erano ormai solo una favola oscura che i genitori raccontavano ai figli mentre gli rimboccavano le coperte. Quasi nessuno credeva a quelle storie; si raccontavano semplicemente per tenere i bambini al sicuro, per metterli in guardia dal pericolo di esplorare quella struttura fatiscente. A quel tempo, esaurita la passione che l’aveva costruita, la casa doveva certo sentirsi sola, schiacciata contro il terreno come la nebbia del mattino.

Nel 1975 le sorelle Finch, Rachel e Rebecca, comprarono la tenuta dalla contea, che ne era in possesso da quando l’ultimo occupante l’aveva abbandonata nella primavera del 1961. Le sorelle Finch non si preoccupavano dell’oscuro passato della casa. Erano due gemelle identiche di sessantotto anni, e ne avevano viste e sopportate di molto peggiori di qualche misterioso rumore notturno, specialmente Rebecca, confinata su una sedia a rotelle, vittima di un tragico incidente del quale nessuna delle due donne parlava.

Quando le sorelle Finch assunsero manodopera locale per aiutarle a riportare la casa allo splendore di un tempo, molti accolsero con favore il loro arrivo, pensando che avrebbero finalmente garantito alla casa la cura e le attenzioni che avrebbe voluto dedicarle il suo primo proprietario. Il “Lawrence Journal-World” e il “Kansas City Star” pubblicarono entrambi articoli sull’arrivo delle sorelle Finch. Kill Creek Mansion di Nuovo Abitata, annunciava uno dei quotidiani. Sorelle Gemelle Resuscitano la “Casa Stregata”, proclamava l’altro.

Le sorelle Finch non si dimostrarono all’altezza di simili aspettative. Erano, come la gente del posto prese l’abitudine di chiamarle, due “tipe strambe”. Parlavano di rado con i carpentieri che lavoravano alla casa e, dopo aver traslocato, non mettevano quasi mai piede all’esterno. Se una di loro si poteva considerare amichevole, questa era Rachel, con i suoi capelli neri lunghi e fluenti, che pagava sempre gli operai prontamente e con onestà. Rebecca invece, con i capelli raccolti in uno chignon così stretto che doveva farle male, non si vedeva quasi mai, e preferiva restare dietro alla porta chiusa dell’unica stanza all’ultimo piano. Una delle prime aggiunte fu un ascensore, che permetteva a Rebecca e alla sua sedia a rotelle di girare liberamente per tutta la grande casa. Non ne approfittava mai a lungo, e tornava sempre in quell’unica stanza, con una sola finestra larga sessanta centimetri da cui poter vedere il mondo al di fuori.

Una volta, un idraulico che ispezionava le tubature domandò a Rachel perché la sorella non scendeva più spesso. «Deve sentirsi terribilmente sola, lassù» disse. Senza alcuna esitazione, Rachel si rivolse all’uomo, con quanto di più vicino a un sorriso fosse capace di offrire, e rispose: «Ha tutta la compagnia che le serve».