Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Non si salvarono. Il corpo dell’amata fu allontanato dal suo e impiccato all’unico albero del giardino, un faggio dal tronco nodoso. La donna era già morta, eppure l’appesero a un ramo come ultimo insulto. I corpi si raffreddarono quanto permetteva l’umida notte d’agosto, e il silenzio della casa e del terreno si allungò sopra di loro come un sudario. Per varie settimane nessuno li avrebbe turbati, scordandosi di loro mentre la città di Lawrence sopportava la propria tragedia. Al calare del crepuscolo, l’orizzonte a sudovest si accese del bagliore arancione delle fiamme. Lawrence bruciava.
Una casa macchiata dal sangue versato non può sfuggire alla dura sentenza delle chiacchiere della gente. I cittadini, percorrendo la tranquilla strada sterrata per Kansas City, cominciarono a parlare della casa come se fosse viva. Come soffrivano per quel povero luogo triste, reso orfano come era successo a tanti bambini nei sanguinosi scontri di confine che avevano preceduto la guerra civile. Era impossibile dire cosa succedeva in quella casa vuota nelle lunghe e buie notti d’inverno, quando il vento attraversava di taglio il bosco sterile per scuotere le sue finestre. In quel posto c’era qualcosa, semplicemente, che spingeva i viaggiatori ad allungare il passo, percorrendo Kill Creek Road.
Per le sue dimensioni e l’architettura grandiosa, la casa non rimase vuota per sempre. Qualcuno cercò di farne la propria dimora. Nessuno, tuttavia, si sentì mai il benvenuto in quella casa, e quasi tutti traslocarono entro un anno. Non riuscivano a spiegare perché si sentissero costretti ad abbandonarla. Era come se le pareti rifiutassero di assorbire il loro calore. Anche in piena estate, quando qualcuno varcava la soglia la temperatura scendeva di dieci gradi buoni.
Era diventato un luogo malvagio. Qualcosa di cui avere paura.
Alla fine degli anni Venti nel Kansas fu aperta la Highway 10, che collegava Kansas City a Lawrence. Negli anni Settanta quella modesta strada asfaltata era ormai diventata un’autostrada a quattro corsie. Per chi ci sfrecciava sopra a novanta chilometri all’ora era facile non accorgersi dell’uscita per Kill Creek Road, come del cartello che indicava il torrente. Mentre la vita correva avanti e da semplice diventava sempre più frenetica, la casa sul Kill Creek si ridusse a un’altra delle tante fattorie abbandonate, in attesa che la prateria si riprendesse il terreno. Perfino il torrente, che una volta attingeva con avidità al fiume Kansas, cominciò ad asciugarsi, e il sole a cuocerne il letto finché non fu tutto una crepa, come un pezzo di cuoio vecchio.