Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
La mano di Sam trovò il pomello.
Non si aprirà. Siamo in trappola. Non possiamo sfuggire.
Girò il pomello, e andò tutto bene.
La serratura scattò, e i cardini cigolarono arrabbiati mentre la porta si apriva verso l’interno.
Le assi della veranda scricchiolarono, e la cosa-Rebecca spostò i suoi occhi morti alla porta dietro di loro.
«Ah, eccoti qui.»
Sam si voltò, ma era troppo tardi. Con un ululato pieno di rabbia, Daniel irruppe dalla soglia e menò un fendente con l’accetta. La lama spaccò la clavicola di Sam e gli si conficcò a fondo nella spalla. Sam gridò dal dolore.
«Uccidilo» disse Rebecca Finch con voce suadente.
In cima alle scale, Rachel si unì a lei. Le voci cantilenanti delle due sorelle echeggiavano dalle pareti dell’atrio. «Uccidilo! Uccidilo! Uccidilo!»
«Uccidilo, e tua figlia sarà libera!» ruggì Rebecca.
Con uno strattone improvviso, Daniel liberò l’accetta dalla spalla di Sam, che accecato dal dolore vedeva strisce nere davanti agli occhi.
Daniel farfugliò qualcosa di incomprensibile. Con una mano spinse di lato la testa di Sam, scoprendo il collo.
Con l’altra mano, sollevò l’accetta.
«Uccidilo!» cantilenavano le sorelle. «UCCIDILO!»
Ha vinto, pensò Sam. La casa ci ha sconfitto.
Alcune immagini gli attraversarono in una lampo la mente: Erin nella loro casa a Lawrence, il giorno del trasloco; sorridente, splendida, nel giorno del loro matrimonio; con il suo sguardo triste, nel caffè a gennaio; Moore che gli sorrideva nel pulmino mentre andavano a Kill Creek; Sebastian al bar dell’albergo; lui che giocava uno contro uno con Jack nel parco di Blantonville, sul campo di basket pieno di erbacce.
I suoi ricordi.
Non voleva perderli.
Doveva resistere.
Daniel schiacciò la mano più forte sulla sua testa, premendogli la guancia a terra. Sam sentiva la casa che sussurrava attraverso le assi del pavimento.
Con la coda dell’occhio, vide il piede di Daniel, allungato goffamente dietro di sé.
Sam scalciò, e la suola della scarpa andò a sbattere contro la parte inferiore della gamba di Daniel. Si sentì uno scrocchio inquietante quando le ossa rotte della caviglia di Sam si separarono ancora di più. Aveva il corpo in fiamme, per un dolore insopportabile.
Non fermarti!
Scalciò di nuovo, ancora più forte. La forza dell’impatto fece volare la gamba di Daniel da sotto il corpo, proprio mentre abbassava di nuovo l’accetta. Quell’uomo gigantesco cacciò un grido sorpreso, sbilanciato, mulinando le braccia mentre inciampava in avanti. Sam riuscì a rotolare via, proprio quando Daniel atterrò con un tonfo.
L’accetta gli cadde di mano e scivolò sul pavimento di legno. Sam cercò di recuperarla, ignorando il dolore pulsante alla caviglia, ignorando il dolore lacerante della clavicola rotta, pensando solo a mettere le mani su quell’accetta.
Dietro di lui, Daniel si stava rimettendo in piedi. Diede un colpo alla gamba di Sam, stringendogli la caviglia spezzata e torcendola in modo straziante.
Le dita di Sam strinsero il manico dell’accetta.