Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«No» disse Moore. Le era tornato un po’ di colore al volto. La mano che aveva sullo stomaco era ancora incrostata di sangue, ma anche quello stava cominciando a seccarsi. Per il momento, l’emorragia era sotto controllo. «Scordatelo. Andiamo via, e basta.»
La pioggia gocciolò dal volto di Sam, mentre si chinava accanto a lei. «Moore, in quella casa c’è qualcosa, qualcosa che ha fatto impazzire Daniel, qualcosa che non vuol essere dimenticato.»
«Ma ora ne siamo usciti. Ce l’abbiamo fatta.»
Lui prese la mano di lei nella sua. «Sai che questo non significa che siamo in salvo. Se lasciamo intatta la casa, quando si spargerà la voce su quello che è successo qui, qualunque cosa la abiti sarà più forte che mai. E non si può sapere che cosa farà. Che cosa ci farà.»
La paura stava cercando di nuovo di impossessarsi di lei, che però sembrò respingerla, almeno per il momento.
Con una mano sulla fiancata del SUV, Sam girò intorno al veicolo zoppicando e aprì il portellone posteriore. Le due taniche di benzina erano ancora lì, proprio accanto a un’altra mazza che Wainwright aveva insistito per comprare e che non aveva mai nemmeno tolto dall’auto. Sam fece una smorfia, lottando contro il dolore mentre con cautela abbassava a terra prima una tanica e poi l’altra.
All’improvviso fu travolto da un’ondata di panico: non aveva niente con cui accendere il fuoco; nessun fiammifero, nessun accendino, niente.
Rivolto a Moore, chiese: «Hai un accendino?».
Lei scosse la testa, come per scusarsi. «Non so dove l’ho lasciato.»
«Merda» ringhiò Sam. Chiuse gli occhi, cercando di ripensare al loro arrivo. Guidava Wainwright. Ricordò che il ragazzo fumava. Di solito aveva l’accendino in tasca, ma forse se ne aveva uno di scorta…
Appoggiandosi ancora una volta al SUV per non perdere l’equilibrio, Sam si avvicinò allo sportello dal lato del guidatore. Lo aprì e passò una mano sopra il sedile, con le dita che cercavano in ogni fessura. Non trovò niente. Si chinò e girò la manopola del cassetto del cruscotto. Lo sportellino si aprì. Dentro c’erano il contratto di noleggio, una mappa di Kansas City e il manuale d’uso del SUV. Frugò con la mano, ignaro della preghiera che stava bisbigliando a bassa voce. Con la coda dell’occhio notò un bagliore metallico. Spinse da una parte la mappa, scoprendo un pacchetto di sigarette e un accendino Zippo. Buttò fuori il fiato, prese in mano lo Zippo e girò la rotella, facendo sbocciare una bella fiamma arancione.
«Wainwright, fantastico stronzo.»
Il vento soffiava ancora più forte e la pioggia cadeva scrosciando in diagonale. Ogni goccia era come la puntura di un’ape, mentre Sam trascinava la prima tanica sul prato e su per i gradini. Sopra di lui, nubi scure giravano in un vortice rabbioso, come se il temporale stesso non approvasse le sue intenzioni.