Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sam si mise a cavalcioni del tetto. Era più in alto della cima delle piante, con la visuale sgombra per almeno un chilometro in ogni direzione. La massa degli alberi sembrava seguire le curve del torrente, ammantandolo di una densa coltre verde. Lo seguì anche lui con lo sguardo, intorno alla casa e fino al terreno di fronte. In corrispondenza del ponte che avevano attraversato arrivando, gli alberi arretravano, permettendo di vedere il letto del torrente. Non era più asciutto. Il temporale del pomeriggio era riuscito a riversare abbastanza acqua su quella terra riarsa da far scorrere un piccolo fiume. Sembrava improbabile che il torrente fosse resuscitato in poche ore, eppure eccolo lì, sempre più gonfio d’acqua, che scorreva increspandosi per la campagna come sangue da una ferita a cui avessero tolto la crosta. A questo ritmo, in meno di una giornata poteva perfino uscire dagli argini.
Il terreno era di un bel verde brillante. Mentre guardava, appollaiato così in alto, Sam credette di riuscire a distinguere uno schema irregolare nell’erba, come i tentacoli fronzuti di una creatura marina sepolta da tempo.
Si riposò, bagnato fradicio, mentre la pioggia gli si riversava addosso, del tutto consapevole della casa che vibrava sotto di lui. Pulsava in modo strano, aritmico, come un cuore con il soffio.
Gli sta parlando, pensò Sam. Gli parla con le sue voci tutte insieme.
La casa aveva sentito ogni avvertimento borbottato a mezza voce, ogni storia sussurrata negli anni attorno a un falò, diventando sempre più potente man mano che la sua cattiva reputazione si diffondeva. Adudel aveva ragione: questo posto non voleva rischiare di essere dimenticato. Qualunque entità abitasse ora tra quelle pareti, prendeva forza da un’eredità di tragedia e paura. Si era dimostrata debole, quando erano venuti l’anno prima, ricacciata nelle ombre che ammantavano ognuna delle sue stanze polverose. A quel tempo, era ormai poco più che una leggenda locale.
Poi però erano arrivati quattro scrittori, e quella visita era diventata virale, l’avevano visualizzata milioni di volte. Questo rinnovato interesse doveva essere stato una vera scarica di adrenalina, che aveva risvegliato la casa dopo anni di letargo. Rachel Finch aveva fatto esattamente la stessa cosa quando, negli anni Ottanta, aveva attirato Adudel nella casa. Che lo avesse incoraggiato ad abbellirne la storia confermava soltanto l’ipotesi di Sam: la casa restava dormiente per lunghi periodi, come un cancro in remissione, aspettando che il suo nome tornasse a far parte dell’immaginario collettivo, perché il suo potere potesse spingersi al di là dei confini della proprietà.
Ed era esattamente ciò che aveva fatto, seguendoli ciascuno nella propria casa, insinuandosi nella loro mente, costringendoli a diffondere la sua malattia nell’unico modo che conoscevano: attraverso la scrittura.