Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sam obbedì, voltandosi di schiena e aggrappandosi al bordo del tetto della casa. Scalciando alla cieca, si tirò su e lontano dalla finestra. A un certo punto, sfiorò quella che gli sembrò la spalla di Daniel, e un’ondata di terrore lo scosse in tutto il corpo, e tuttavia non si fermò. Aveva i muscoli degli avambracci come arroventati, mentre si sollevava oltre il telaio e verso il tetto. La pioggia fitta rendeva difficile restare aggrappati, ma in qualche modo ci riuscì. Non aveva scelta. Si trattava di reggersi o precipitare verso la propria morte.
Si lasciò cadere sulle scandole del tetto, ruvide come carta vetrata, come un pesce tirato in secca. Mentre si sforzava di trascinarsi ancora più in alto gli tremavano le braccia.
Qualcosa gli graffiò la gamba, e un torrente caldo gli scorse lungo la caviglia.
Mi ha ferito! Mi ha ferito con quell’accetta del cazzo!
Una nuova scarica di adrenalina gli scosse il corpo e, ringhiando a denti stretti, Sam affondò le unghie nelle scandole, trascinandosi per un altro paio di metri. Si girò sulla schiena, spingendosi sempre più su e più lontano lungo quello spiovente.
Batté le palpebre sotto la pioggia, con i rivoli d’acqua che gli scorrevano sul collo e sotto la camicia come centinaia di serpentelli bagnati e trasparenti. Restò sdraiato lì, lasciando che il temporale lo inzuppasse, cercando invano di respirare normalmente. Guardò in basso. Nei pantaloni aveva un taglio insanguinato. Separò la stoffa per ispezionare la ferita, e la sua carne viva gli sembrò la sezione di una roccia sedimentaria.
Sam chiuse gli occhi e versò qualche calda lacrima. Gli scesero lungo le guance tremanti, e furono subito lavate via dal temporale insistente.
Dalla camera, sotto di lui, Daniel menava fendenti nell’aria con l’accetta. Anche se aveva perduto peso negli ultimi sei mesi, era pur sempre troppo grosso per passare dalla finestra. Ruggì, furibondo, e l’intera casa sembrò rabbrividire. Poi rispose al suo nuovo custode, con quelle centinaia di voci fantasma che bisbigliavano, e uscivano da ogni asse, ogni chiodo, ogni pietra.
Sam continuò a scalare il ripido spiovente del tetto, inarcando la schiena, aggrappandosi con le dita alla superficie ruvida delle scandole. Arrivato quasi in cima, si appoggiò alla canna fumaria per non cadere. Se la casa fosse stata più piccola, e il tetto più ripido, quella pioggia incessante forse lo avrebbe fatto scivolare dal bordo, in una caduta che nella migliore delle ipotesi lo avrebbe lasciato con la schiena spezzata. L’immensità della struttura, però, faceva in modo che il tetto salisse a non più di quarantacinque gradi di pendenza. Dovette concentrarsi per fare presa con i piedi, ma almeno riuscì ad arrivare in cima.