Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sam vibrò un altro colpo, ma stavolta mirò al vetro. Si ruppe con una facilità che gli fece venire i brividi. Schegge di vetro piovvero come grandine sul pavimento. Fece scorrere la testa del martello intorno al telaio, per togliere le schegge rimaste.
Dall’altra parte della stanza sentì il rombo di tuono del muro che crollava. Uno dei mattoni, spinto dalla forza dell’assalto di Daniel, scivolò sul pavimento e si fermò a pochi centimetri dal suo piede.
Sam attraversò di nuovo di corsa la stanza. Il complicato intreccio di ragnatele si strappò come seta quando prese la sedia a rotelle per i braccioli e la sollevò dal pavimento. Quando vide quelle ruote così piegate si fermò. Una volta quella sedia era stata usata come arma… o come un attrezzo. Ripensò alle ammaccature nelle tavole di legno che chiudevano la finestra. Si guardò rapidamente intorno e ne vide altre lungo tutte le pareti. Sembrava che qualcuno avesse cercato di aprirsi la strada perfino attraverso il soffitto.
Era rinchiusa qui dentro. Rebecca Finch era chiusa a chiave nella sua stanza. A morire.
Pensò alla sedia a rotelle che stringeva tra le mani, e all’improvviso gli venne in mente qualcosa:
I graffi sul soffitto. Sbattere la sedia contro la finestra.
Rebecca non avrebbe potuto farlo.
Chi era rinchiuso qui?
Con un salto, Daniel entrò nella stanza.
Sam non ebbe il tempo di pensare a cosa fare; con un solo, fluido movimento alzò la pesante sedia di metallo in un arco sopra la testa, senza mai perdere di vista il bersaglio.
Lo colpì in pieno. Il bordo di una ruota sbatté contro il petto di Daniel e lo fece ricadere oltre la soglia ormai aperta, e sulle ripide scale alle sue spalle.
Correndo alla finestra, Sam mise le mani sul telaio. Sentì le schegge che non aveva tolto che gli mordevano le carni come denti di vetro, ma ignorò il dolore, spingendosi nel buco dove una volta c’era la finestra. La pioggia gli frustava il volto mentre manovrava per passare attraverso quello spazio ristretto, solo vagamente consapevole che, adesso, era sospeso nel vuoto a due piani da terra. Il tetto della veranda era subito sotto di lui, e il faggio con i suoi rami contorti immediatamente accanto a questa.
«Non posso lasciarti andare!» La voce di Daniel esplose come se la sua bocca fosse a pochi centimetri dall’orecchio di Sam. «Devo farlo, capisci? Per lei!»
Muoviti, stronzo! ordinò la mente di Sam. Più in fretta! Più in fretta!