Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Le piante erano allineate lungo la parte posteriore della casa, otto in tutto, con i rami spinosi che aspettavano con pazienza di pungere carne morbida. Le spine ricordavano a Sam i denti di uno squalo, per come sporgevano in tutte le direzioni, come le lame rotanti di un tritarifiuti, fatte per strappare, fare a brandelli, distruggere.

Suo padre tornò dal garage con due badili, porgendo a Sam il più corto. L’idea era piantare il roseto nel lungo tratto di giardino tra il patio posteriore e la casa. Suo padre insisteva che, quando avessero preso il ritmo, il lavoro avrebbe richiesto appena un paio d’ore, tre al massimo.

Poi, mentre scavavano la prima buca, colpirono qualcosa di duro. Cemento. Il bordo del badile grattò con rabbia contro quella lastra sepolta. «Nessun problema» s’intestardì suo padre, «spostiamoci solo un po’ più a destra e scaviamo di nuovo.» Sam fece come gli aveva detto, ma la sua nuova buca era profonda solo qualche centimetro prima che il badile, dolorosamente, stridesse di nuovo contro qualcosa. Cemento, come prima.

Dopo che anche la quarta buca ebbe ottenuto lo stesso risultato, il padre di Sam cominciò a rendersi conto della situazione frustrante in cui si trovavano. Le fondamenta della casa erano state posate con sciatteria, e il cemento in eccesso era stato lasciato defluire e asciugare, e adesso la casa era circondata da uno strato duro come la pietra.

Non essendo il tipo che perdeva la calma con facilità, il padre di Sam sparì di nuovo nel garage e tornò, qualche istante dopo, con un piccone in una mano e una mazza nell’altra. Prima usò il piccone, con la parte a punta che scheggiava il cemento come il corno di uno strano animale di metallo. Piccole scaglie dure volavano dappertutto, a volte colpendoli in faccia, ma la lastra non voleva rompersi. Anche la mazza non fece un grande effetto, intaccando quella superficie durissima, ma lasciandola quasi intatta.

Un’ora dopo, il padre di Sam era coperto da una miscela di sudore e polvere di cemento, e posseduto da qualcosa di molto simile alla rabbia. Gettò la mazza per terra e borbottò sottovoce qualche imprecazione; infine perlustrò il terreno e indicò un fazzoletto di terra lungo lo steccato, all’estremità opposta del giardino. In quella nuova collocazione, le rose furono piantate con facilità. La madre di Sam tornò a casa, ci furono una piacevole sorpresa e un sorriso forzato, e per qualche fuggevole istante tutto sembrò a posto. Sam e suo padre, tuttavia, conservarono un senso di sconfitta, la consapevolezza di avere combattuto contro quella lastra di cemento e di avere perso.