Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Il volto di Wainwright si era spaccato a metà, per il primo terribile colpo di accetta. La lama gli si era piantata nella testa, scavando un’ampia fessura dall’attaccatura dei capelli fino alla bocca. I due incisivi erano stati spinti verso l’interno; uno di essi era piegato verso l’alto come il carrello di un aereo all’atterraggio, mentre l’altro pendeva, ancora attaccato ai nervi.

Il sangue era più di quanto Daniel si fosse aspettato. Impregnava il terreno intorno alla testa di Wainwright, trasformando il suolo già melmoso in una palude nera e rossastra.

Seduto sulle gambe, con le ginocchia che scavavano nel terreno, Daniel fissava il volto mutilato di Wainwright, i suoi occhi vitrei divisi da quella terribile fessura nella pelle. Non riusciva a distogliere lo sguardo. Era stato lui. Aveva ucciso quell’uomo, senza preavviso, senza un movente chiaro.

Una mano sfiorò la spalla di Daniel. Guardò la ragazza in piedi dietro di lui.

Claire. Anche mentre il temporale aumentava di intensità, lei restava un faro di luce, una stella che splendeva nell’oscurità.

Piegò il collo, con la testa puntata verso il basso a un angolo strano, e la sua voce sembrò innalzarsi e superarla, e ricaderle dalle spalle come la nebbia da una cresta in montagna.

«Grazie, papà.»

La sensazione della mano di lei sulla sua spalla gli diede forza, la forza di rimettersi in piedi, di togliere le assi di legno dall’imboccatura del pozzo, trascinare Wainwright per i piedi e farlo scivolare, con la testa in avanti, in quel buco in terra fatto dall’uomo.

Il corpo, pensò Daniel. Adesso è solo questo. Un corpo. Senza vita. Non c’è niente da rimpiangere. Era semplicemente un mezzo, per raggiungere un fine.

Lei gli sorrideva, e quella vista gli scaldò l’anima. Il suo corpo smise di tremare. Le lacrime si asciugarono.

Era di nuovo forte. Poteva farlo. Poteva finire il lavoro. Per lei.

Daniel spinse le assi che coprivano il pozzo per scoprire circa un metro dell’imboccatura. Era appena sufficiente a far passare il corpo di Wainwright. Era più pesante di quanto sembrasse, ma con un po’ di sforzo Daniel riuscì a trascinarlo più vicino, in modo tale che i piedi penzolassero dal bordo. Afferrò il giovane…

Il corpo, si corresse. Non è nient’altro.

… per le spalle e, facendo forza con le gambe come gli avevano sempre insegnato, lo inclinò finché non scivolò agevolmente oltre il bordo del pozzo e cadde nel buio. Come aveva fatto con il suo telefono cellulare sei mesi prima, Daniel aspettò di sentire il tonfo nell’acqua sottostante.

Non sentì alcun rumore. Wainwright era stato inghiottito dal terreno.

Vicino, Claire ridacchiò.

Daniel si voltò verso di lei.

La testa faceva su e giù mentre rideva, le labbra schiuse in un accenno di sorriso, ma ancora una volta lui ebbe la sensazione che quel suono non provenisse da lei, ma da un punto alle sue spalle.

Come fosse una marionetta.