Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sebastian aprì la cerniera di una borsa di cotone scuro che aveva trovato sul davanti del negozio e l’aprì perché Sam e Wainwright potessero riempirla con i martelli più piccoli. Fu allora che Moore si accorse di qualcosa, a breve distanza dal negozio.
Non crearti problemi, le disse la sua mente.
Ci vorrà solo un attimo. Non può fare male.
È una perdita di tempo, insistette la sua mente.
Ignorò quel pensiero e si rivolse agli altri.
«Torno subito» disse.
«E adesso dove va?» sentì Sebastian domandare, mentre lei si affrettava lungo il marciapiede.
Un campanello sopra la porta fece un trillo amichevole, mentre Moore entrava nella libreria dell’usato. Fu subito accolta dall’odore glorioso delle pagine che, a centinaia di migliaia, invecchiavano in silenzio dietro alle rispettive copertine.
Una donna pienotta le sorrise con calore. «Buongiorno. Posso aiutarla a trovare qualcosa?»
«Dov’è la sezione sulle religioni?» Moore chiese con impazienza, mentre guardava quegli scaffali ingombri.
«Oh, be’, cerca le religioni orientali oppure quelle occidentali? Perché se le interessa il buddismo, ho una copia con splendide illustrazioni del…»
«Signora, basta che alzi un dito» scattò Moore.
Il sorriso della donna svanì. Obbedì, indicandole alcuni scaffali in alto, lì vicino. Moore passò rapidamente in rassegna i titoli e trovò quello che cercava. Mentre tirava giù il libro dallo scaffale, una voce di ragazza le parlò dai recessi della propria mente, un’eco dai decenni passati, da quando credeva in quel genere di magia: “Ella si ricinge di forza i fianchi, e fa robuste le sue braccia”.
Giusto, Theresa, pensò Moore. Più robusta di quanto eri. Troppo forte per tornare indietro.
Lasciò cadere il libro sul ripiano e tirò fuori un biglietto da venti, più che sufficiente a coprire il prezzo scritto a mano su una piccola etichetta gialla. Porse la banconota alla donna.
«Ecco.»
Quella non si mosse.
Dall’angolo in fondo, sotto al ripiano, arrivò un ringhio basso. «Lei non piace a Jasmine» disse la donna.
Moore sospirò, irritata. «E chi cazzo è Jasmine?»
Da dietro una pila di romanzi rosa in edizione tascabile, una gatta a pelo lungo color risciacquatura di piatti guardava con i suoi occhi gialli. Fissò Moore con un ringhio che veniva dal profondo.
«Jasmine pensa che lei sia molto, molto maleducata.»
La gatta abbassò la testa, senza perdere di vista Moore mentre l’avvertiva di nuovo, ancora più forte.
Moore lasciò cadere la banconota sul bancone e prese il libro. «Ecco, Jasmine invece sembra proprio una stronza.»
Quando uscì in fretta dal negozio il suono del campanello sembrò assai meno amichevole.
Gli altri erano già sul SUV. Wainwright si era messo al volante. Quando Moore si avvicinò, abbassò il finestrino del guidatore.
«Che c’era di così importante?» domandò.
Lei mostrò il bottino: una copia rilegata in pelle della Sacra Bibbia.
«Non pensavo che fossi così devota» esclamò Sebastian dal sedile posteriore.
Moore alzò le spalle. «Non lo sono. Ma non voglio lasciare niente al caso.»