Back Kill Creek Save as PDF
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Per un attimo, colse Daniel che guardava il libro che aveva in mano. Sul suo viso non c’erano emozioni. Non aveva più alcun legame con quel libro.

«Sali» le disse Wainwright. «È tempo di andare.»

Moore sedeva al posto del passeggero. Adesso aveva legato i capelli in una coda alta. Sam e Sebastian erano seduti nella fila dietro e Daniel era da solo sul sedile posteriore. Come in ottobre, era Wainwright al timone. Tutti sentivano l’assenza di Kate, ma nessuno ne parlava.

Wainwright guidò il SUV sulla rampa di uscita che li avrebbe portati a Kill Creek Road. Prima che potessero accorgersene, si stavano lasciando alle spalle l’asfalto per una rumorosa strada sterrata, con i pezzetti di scisto che colpivano il telaio come una salva di grandine al contrario.

Il percorso era più buio dell’ultima volta, con i rami spogli degli alberi carichi di foglie. Sam strinse le palpebre per la luce bassa, guardando avanti mentre il SUV attraversava quella galleria di querce e aceri. Da lontano arrivava la luce del sole, un ovale illuminato, che sembrava così fuori portata. A Sam venne la pelle d’oca. Gli alberi bloccavano qualunque traccia di cielo azzurro, con i rami cespugliosi intrecciati sopra la strada come le mani di uno strangolatore.

Sam sentiva la benzina che sciabordava nel bagagliaio. Era stato l’ultimo punto all’ordine del giorno, prima di imboccare l’autostrada e uscire dalla città: una rapida fermata a una stazione di servizio per comprare e riempire due taniche da trenta litri. Quello era il loro interruttore di emergenza. Se non avessero trovato una risposta nella stanza all’ultimo piano, o se la casa si fosse risvegliata con violenza, e non fossero nemmeno riusciti ad arrivare al muro, avrebbero raso al suolo quel posto maledetto dandolo alle fiamme. Sam non era sicuro che avrebbero fermato definitivamente l’entità che l’abitava, ma almeno sperava che l’avrebbero indebolita. Potevano guadagnare abbastanza tempo per escogitare un piano B.

I loro corpi ondeggiavano mentre il SUV rombava su quella stradina tortuosa. Sebastian teneva la testa bassa, guardando per terra. Sam si domandò cosa stesse pensando. Da quando lo avevano scoperto a casa di Adudel, era stato sempre notevolmente sveglio, con la mente lucida. Non c’era stato un solo attimo in cui sembrasse smarrito, affetto da chissà quale implacabile malattia. Qualcosa lo aveva cambiato dalla loro visita alla casa, l’anno prima. E più si avvicinavano, più impaurito appariva Sebastian.

Non ci vuole tornare, pensò Sam. Non vuole che tutto questo finisca.

«Sebastian?» disse, a voce bassa.

Sebastian si voltò. «Sì, Sam?»

«Sei sicuro di volerlo fare?»

Il vecchio sorrise, ma nei suoi occhi c’era tristezza, come se sapesse che stava per perdere qualcosa di insostituibile. «Qualunque cosa stia facendo la casa, non può continuare» rispose.

Il SUV finì di attraversare quel passaggio buio, e uscì sfrecciando nella luce improvvisa e brillante.