Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Sebastian aprì bocca per dire qualcosa, poi cambiò idea. Ci pensò un attimo e poi ricominciò. «“E il primo mattone venne via.” I libri che tutti stavate scrivendo, hai detto che si sono interrotti a questa frase.»
«Giusto.»
«La frase, tale e quale, c’è anche nel mio libro» riconobbe Sebastian. «Mi ricordo di averla scritta.»
«Perché, anche tu ti sei fermato lì?»
Sebastian scosse la testa. «È stato come se la frase mi esplodesse in testa, e la sua forza bruta mi spingesse avanti.»
Sam inclinò la testa, confuso. Avanti?
«Sono sempre stato uno scrittore un po’ lento» continuò Sebastian. «Non un tipo da “uno, due, tre, arrivederci e grazie”, insomma, come Moore. Questo libro però era diverso da qualunque cosa avessi mai scritto. Da novembre, la storia era andata avanti con regolarità.»
Non è proprio come descriverei la mia esperienza di scrittura negli ultimi mesi.
Sebastian tenne le mani con il palmo in avanti, per mimare la spinta di un oggetto invisibile. «Quando scrissi quella frase, però, fu come se qualcosa mi desse una bella spinta, e dopo sono andato dritto fino al traguardo.»
«Il traguardo» ripeté Sam. «Aspetta, stai… stai forse dicendo che…»
Il vecchio non ebbe bisogno che Sam completasse il pensiero. «Il mio romanzo è completo» disse. «L’ho finito una settimana fa.»
Il momento in cui la mia storia si è interrotta all’improvviso. Quando tutti noi abbiamo smesso di scrivere. Perché non era più necessario, capì Sam. Ci ha battuti. Perché la casa aveva scelto lui.
Le parole di Sebastian echeggiarono nella mente di Sam: Il traguardo.
«E come finisce?» domandò, la voce appena percettibile sopra il rombo regolare del motore del jet.
«Non ha importanza come…»
«Sebastian, come finisce? Come finisce la tua storia?»
Proprio in quel momento l’aereo disegnò un leggero arco, e la luce del mattino cadde sul viso di Sebastian.
«Il male trionfa» rispose il vecchio, guardando dal finestrino la distesa di nuvole al di sotto. «Non riescono a fermarlo, e il male trionfa.»
La poltrona in pelle fece un leggero scricchiolio quando Sam si sedette.
Moore non si preoccupò di guardarlo mentre diceva, asciutta: «Prego, accomodati».
Sam guardò di nuovo dove sedevano gli altri. Non lo avevano visto dirigersi verso la coda dell’aereo.
Bene. Non ho bisogno che Daniel e Wainwright sentano, pensò Sam. Non ancora.
Il suo viso doveva tradire quei pensieri, perché Moore si voltò verso di lui, a un tratto preoccupata.
«Che c’è?» domandò.
«Sebastian ha finito il suo libro» sussurrò Sam, con la mente che ancora andava a ruota libera.
Moore si raddrizzò sulla poltrona. «Cosa?»
«Ha finito. Lo stesso giorno in cui al resto di noi è venuto… quello che è venuto. Il blocco dello scrittore.»
«Non ti ha detto altro? Che succede nella storia? Cosa c’è dietro al muro?»
«Non lo sa» disse Sam.
Moore lo fissò a bocca aperta. «Come, non lo sa? L’ha scritto lui quel libro del cazzo.»