Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

All’inizio non fece niente. Rimase sul bordo del sentiero e perlustrò l’area in cerca della ragazza. La cima degli alberi assicurava un momentaneo sollievo dal temporale sempre più forte, con i rami carichi di foglie che deviavano la pioggia.

«Kate?» chiamò, sentendosi subito uno sciocco.

Non è Kate. Non può essere Kate. È questa maledetta casa. Oppure niente. È solo la tua immaginazione.

Ma se…

Sentì un rumore, attutito dal picchiettio costante della pioggia. Piegò la testa, cercando di costringere le orecchie a separare i rumori come le tracce audio su un computer, la pioggia su una pista, il fruscio delle foglie al vento su un’altra. Su una terza pista, poi, un suono che forse immaginava soltanto: la voce di una donna, più avanti lungo il sentiero.

«… ggiù.» Stavolta l’aveva sentita, ne era certo. Quaggiù, aveva detto. Anche la voce sembrava quella di Kate, giocosa eppure autorevole, con ogni parola riscaldata dal suo accento del Sud.

Cominciò a camminare, all’inizio esitante, poi più deciso, con i piedi che si muovevano già più in fretta mentre infilava la prima curva del sentiero.

«Quaggiù!» disse la voce. «Sbrigati!» Era quasi arrivato; lei doveva essere proprio dietro la prossima curva.

Alzando un braccio per proteggersi la faccia dai rami, Wainwright sbucò in una radura. Aveva creduto di trovarla ad aspettarlo, sorridendo con calore. La radura però era deserta, fatta eccezione per i rampicanti che strisciavano ovunque e sembravano invadere la campagna.

«Kate?» Adesso non esitava più; la chiamò per nome, con fiducia, certo che fosse lì vicino.

Gli rispose solo la pioggia, sempre più intensa, che colpiva il tetto fatto di rami nel tentativo di penetrarlo.

Wainwright percorse il bordo della radura, un cerchio di non più di una dozzina di metri di circonferenza. A un’estremità, di fronte a dove era entrato, iniziava il tratto successivo del sentiero, la cui imboccatura si distingueva appena. Lei doveva esserci scivolata dentro proprio prima che lui arrivasse, inoltrandosi più a fondo nel bosco.

Decise di seguire il sentiero finché non l’avesse trovata. Quando fece il primo passo, però, sentì qualcosa scricchiolare sotto i piedi. Saltellò leggermente sul posto, e scoprì che il terreno cedeva in maniera insolita. Lo scricchiolio divenne uno schianto, un rumore di legno debole che si spezzava, e Wainwright ricordò i suoi avvertimenti durante la prima visita. Se non sto attento, le assi si romperanno e cadrò…

Arrivò come un lampo, con il poco di luce che restava del giorno a scintillare sul metallo. L’immagine era troppo confusa per distinguerla bene. Una torcia? Una stella? Una moneta? Le possibilità gli passarono accanto in fretta, senza essere filtrate dalla ragione. Poi subentrò l’istinto, e lui fece una smorfia, scattando con la mano in alto per bloccare l’oggetto in arrivo.