Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Finì sdraiato sullo stomaco, la guancia premuta contro l’asfalto. Aveva ancora gli occhiali, ma una lente si era frantumata, e l’altra mancava del tutto. I suoi occhi erano come due pietre sbiancate, con un puntino nero al centro. Metà della testa era rimasta schiacciata. Schegge bianche delle ossa del cranio spuntavano tra i capelli resi opachi da un denso sangue scuro. Il braccio destro era girato sopra il corpo a un angolo innaturale. Un osso spuntava pallido dall’avambraccio. La mano era chiusa in un pugno flaccido, ma aveva un dito allungato.
A Sam sembrò che quel dito puntasse direttamente contro di loro, come la canna di una pistola.
Vicino, qualcuno strillò. Altri gridarono. La strada si riempì di auto che rallentavano e pedoni in preda alla frenesia.
Sam non si mosse, e nemmeno Wainwright o Moore o Sebastian o Daniel. Guardarono in un silenzio stupefatto, mentre il corpo maciullato del dottor Malcolm Adudel veniva inghiottito dalla folla.
Da un tetto, sopra le loro teste, uno stormo di piccioni si sparse per aria, con i corpi neri che sparivano in un cielo reso livido dal crepuscolo.
Potevano scappare, potevano volare lontano, molto lontano, ma non potevano sfuggire a ciò che li aspettava.
Parte quarta
L’arto fantasma
25 aprile
Cosa darei per dimostrarti che la forza dentro quella casa è reale? Che accordo firmerei con gioia se solo potessi convincerti, caro lettore, che ciò di cui ho fatto esperienza tra quelle mura non era frutto della mia immaginazione? Niente. Non darei niente. Perché nel mio cuore so che è vero. E se tu ancora ti rifiuti di credere al potere della casa sul Kill Creek… ebbene… posso solo esortarti a visitarla tu stesso. Quando l’avrai fatto, quando avrai varcato quella soglia e percorso quei corridori ombrosi, ci crederai. Ci crederai.
Dottor Malcolm Adudel, Prateria di fantasmi
Ventisei
09:15
Sam guardava dal finestrino mentre, centinaia di metri più sotto, un aereo commerciale sembrava sospeso in aria, immobile. Il mondo era un mosaico di strade e campi che si allungava fino alla curva dell’orizzonte.
Chiuse gli occhi.
Quassù sono al sicuro, pensò.
Gli sembrava vero. Mentre sfrecciava come un razzo a ottocento chilometri all’ora, a tredicimila metri da terra, non sentiva l’attrazione della casa. Era una macchiolina in mezzo a tante altre, molto più in basso.
Alla fine dovremo atterrare, però. Non possiamo restare quassù per sempre.
Cercò di allontanare il più possibile da sé quel momento.
Nessuno si era accorto di loro quando avevano lasciato la scena dell’incidente, a Brooklyn. Il traffico era già bloccato per diversi isolati in entrambe le direzioni. I clacson suonavano con un ritmo aspro e irregolare. La strada era piena di gente, qualcuno consolava l’autista dell’autobus, dal viso come di cenere, altri formavano un cerchio intorno al corpo straziato di Adudel. I passeggeri guardavano dai finestrini posteriori, come una parete di occhi sgranati e bocche aperte. Da lontano arrivò il lamento delle sirene.
Fu Moore a dire che dovevano andarsene.
All’inizio Sebastian si rifiutò. «Dobbiamo restare» insistette. «Dev’esserci qualcosa che possiamo fare! Qualcosa…»