Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Le sirene erano sempre più vicine. Wainwright e Daniel stavano già salendo in macchina. Sam posò una mano sul braccio di Sebastian e disse: «Dobbiamo andare».

Wainwright prese la prima traversa a destra. Sam si guardò indietro e vide i lampeggianti di un’auto della polizia in arrivo, poi Wainwright svoltò rapidamente a sinistra, e quella scena terribile sparì alla loro vista.

Per dieci minuti procedettero in silenzio. Wainwright sembrava guidare senza alcun criterio che non fosse la voglia di lasciarsi alle spalle ciò che era successo. Perfino lui sembrò sorpreso quando, chissà come, ritrovarono la strada fino al suo appartamento. Avrebbero passato lì la notte, cercando di dormire un po’.

Avrebbero parlato la mattina dopo. Avevano bisogno di un piano.

Noleggiare un jet privato dal LaGuardia al Kansas City International costava più di ventimila dollari, ma nessuno di loro avrebbe tollerato l’idea di viaggiare su un aereo di linea schiacciati dal peso della loro situazione. Wainwright si appoggiava a una compagnia di charter, soprattutto per i viaggi internazionali, e per fortuna riuscirono ad accontentarlo anche all’ultimo momento.

Per Sam era la prima volta su un jet privato. Si era sempre immaginato che un’esperienza così stravagante l’avrebbe intimorito, e invece adesso era seduto su una comoda poltrona in pelle, guardava dal finestrino il mondo sottostante, e l’intera situazione gli dava la nausea.

Guardò Sebastian, sulla poltrona opposta. Il vecchio fissava davanti a sé, ma non con quello sguardo vuoto che gli aveva visto negli occhi a ottobre. Sebastian aveva la fronte solcata da rughe, mentre guardava lo spazio aperto innanzi a lui. Non stava andando alla deriva in una nebbia tutta mentale; era solo perduto nei suoi pensieri profondi.

«Sebastian?» lo chiamò Sam.

«Sì, Sam?» Sebastian cercò di tirare fuori un sorriso amichevole.

Sam si guardò intorno nella cabina. Daniel e Wainwright erano seduti nella fila successiva. Wainwright teneva la testa fra le mani con gli occhi chiusi, mentre Daniel era caduto in un sonno leggero, con la stanchezza di quella prova ormai troppo pesante per poterla combattere. Il suo corpo sussultò leggermente quando certi sogni spiacevoli cercarono di impossessarsi di lui. Quasi in fondo all’aereo c’erano quattro posti, due fianco a fianco, rivolti verso la coda, e un altro paio di fronte, rivolti verso il muso. Sam vedeva la nuca di Moore, con la sua cresta di capelli neri che spuntava da sopra il sedile come la pinna di uno squalo.

Attento a tenere la voce bassa, si chinò più vicino a Sebastian. «Cosa pensi che troveremo?» domandò.

La domanda sembrò coglierlo alla sprovvista. «Nella casa?»

Sam annuì.

Sebastian ci rifletté su per un attimo. «Non lo so, davvero.»

«Però hai parlato con Adudel varie volte. Ti avrà detto qualcosa…»

«Ne so quanto te» insistette Sebastian.

Voglio credergli. Ma non gli credo.

Attento a non attirare l’attenzione degli altri, in silenzio Sam si alzò dalla poltrona e attraversò il corridoio per rannicchiarsi davanti a Sebastian. Il vecchio adesso non poteva distogliere lo sguardo.

«C’è qualcosa che non mi stai dicendo. Cos’è?» domandò.