Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Successe tutto in un solo, fluido movimento, con Sam che tirò indietro Moore proprio mentre lei si spingeva via dal muro. E poi caddero, rotolando giù per le scale, con il bordo dei gradini che graffiava le spalle e la schiena. Atterrarono ai piedi della scala, uno sull’altra, con Moore sotto a Sam in una confusione di braccia e di gambe, e due paia di occhi fissi sull’oggetto che lei aveva in mano, così ordinario in qualunque altra situazione, così straordinario qui.
Il mattone.
«Ce l’hai fatta!» disse Sam, incredulo. Poi, a voce più alta, con un’eccitazione tangibile: «Ce l’hai fatta!».
Subito un’ondata di paura lo investì come un vento gelido. Ce l’hai fatta. Butterai giù quel muro, e qualunque cosa tirasse dall’altra parte la troverai là, e tra di voi non ci sarà più niente.
Fissò il mattone, ancora stretto tra le mani di Moore. Ognuna delle loro storie li aveva condotti a questo punto, alla stanza segreta dietro al muro, come quattro percorsi diversi che si incrociavano in un luogo nascosto, su nessuna mappa conosciuta. Erano in territorio inesplorato. Salire la scala ed entrare nella stanza all’ultimo piano significava cedere al potere della casa, riconoscere la sua invisibile influenza su ciascuno di loro. Li aveva richiamati indietro per un motivo, e stavano per scoprire quale fosse.
Il mattone caduto aveva lasciato un buco proprio al centro del muro, nero come una ferita andata in necrosi. Dal buco all’improvviso venne fuori un rumore, come un risucchio, mentre l’aria veniva attirata bruscamente in quello spazio vuoto e nella stanza segreta. Sentirono un fischio, con l’aria che correva sempre più in veloce. La sentirono che gli passava accanto, trascinata per il corridoio e per le scale fino a sparire in quello spazio vuoto grande come un mattone.
«Dobbiamo tirare giù il resto del muro» disse finalmente Moore.
Sam fece cenno di sì. «Okay.»
Erano a metà della scala quando sentirono le voci. Sam rallentò, temendo che fosse di nuovo sua madre, o qualcosa che fingeva di essere sua madre, qualcosa che voleva insultarlo dal buio. Quando riguadagnarono la posizione sul gradino più alto, però, il rumore cominciò a cambiare, passando da un unico suono a diversi suoni distinguibili tra loro, ciascuno con un ritmo diverso, il ritmo irregolare delle parole. A Sam sembrò di trovarsi in mezzo a una folla dove, anche imponendo il silenzio, i sussurri dei disobbedienti si alzavano e si abbassavano intorno a lui come onde.
«E questo che significa?» domandò.
Moore scosse la testa. «Che cazzo ne so.»
Sam accostò l’orecchio al buco. Il risucchio era così forte che gli attirava la testa verso il muro. Resistette, ascoltando mentre quelle voci andavano e venivano l’una sull’altra. Non riusciva a distinguere cosa dicessero, ma il tono era urgente, come se ciò che dovevano condividere non potesse aspettare oltre.