Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
L’uomo sogghignò e si appoggiò all’indietro su un piede solo, con disinvoltura, mettendo le mani in tasca.
«Vuole dirmi perché non ha risposto alla mia email, amico?»
La porta si chiuse con un leggero scatto. Sam si voltò verso il giovane, che adesso era seduto nel suo minuscolo studio al primo piano della Wescoe Hall, che ospitava il dipartimento di Inglese della University of Kansas.
Si era presentato come Wainwright. Solo Wainwright. Senza nome di battesimo.
Non che servisse. Sam sapeva esattamente chi era.
«Lieto di conoscerla, ma perde il suo tempo venendo qui.»
«Allora l’ha ricevuta?» domandò Wainwright. Il pesante tono basso della voce non corrispondeva al suo aspetto giovanile. Era la voce di un uomo più anziano, come se fosse un’altra persona a parlare da dentro al suo petto.
Sam si sedette sulla logora poltrona di pelle dietro alla scrivania ingombra. «Sì» disse, «l’ho ricevuta.»
«E…?»
«E non aveva alcun senso.»
«E perché?»
«Be’, ho pensato che fosse uno scherzo.»
«Perché dovrei scherzare su una cosa del genere?»
Sam scosse piano la testa ma non disse niente. Non sapeva cosa rispondergli.
«Non è uno scherzo» lo rassicurò Wainwright. «Voglio parlare di lei su WrightWire.»
«Vuole intervistarmi.»
«Per il sito, sì.»
«E per lei vale centomila dollari?»
Il giovane rivolse a Sam uno sguardo vuoto, come se davvero non comprendesse la sua confusione. Il bagliore ostile delle luci fluorescenti servì solo ad aumentare la bizzarria del volto di Wainwright. Le dimensioni sembravano proprio… sbagliate. Gli occhi troppo distanti. Le sopracciglia troppo dritte. Le labbra troppo sottili. E quegli occhi, con quel colore così strano, come se le iridi fossero state avvolte nella pelle di una belva estinta da tempo, una pelle conciata e ammorbidita a forza di colpi. Era così attraente da risultare, al tempo stesso, accattivante e assolutamente banale, come l’identikit di una stella del cinema diffuso dalla polizia.
«Centomila dollari per due giorni pieni, senza interruzioni.»
«È una follia.»
Wainwright non batté ciglio.
«Perché un’intervista dovrebbe durare due giorni?»
«Conosce il mio sito?»
Sam annuì. Sono uno scrittore. Passo metà delle mie giornate a perdere tempo su Internet.
«Allora sa che seguo… credo che lo definirebbe un approccio “anticonvenzionale” per promuovere il genere che amo.»