Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Daniel caricò il pugno, preparandosi a colpire di nuovo. All’improvviso Sam balzò in avanti, agganciando il braccio a quello di Daniel per strattonarlo indietro. Anche se Daniel era comunque più pesante di una trentina di chili, riuscì a trascinarlo giù dal marciapiede mentre piagnucolava, e a farlo scendere in strada, mandandolo a sbattere bruscamente contro il retro dell’auto di Wainwright. «Non ha ucciso lui tua figlia» disse all’orecchio di Daniel. «È stato un incidente.»

Adesso stava sbollendo; il diluvio di lacrime che Daniel aveva trattenuto per mesi gli scorreva sul viso.

Qualcuno stava spingendo da parte Sam. Era Moore. Gli scivolò davanti e prese il grande viso di Daniel tra le mani. Le brillavano gli occhi, mentre sosteneva il suo sguardo.

Daniel cominciò a tremare con tutto il corpo. Le lacrime scorrevano ancora più copiose sulle sue guance, ma non distolse lo sguardo da Moore.

«È in trappola» sussurrò. «L’ha presa, e non vuole lasciarla riposare in pace.»

Moore allentò la presa, poggiandogli la mano sulla guancia. I rigagnoli di lacrime cambiarono rotta, girando attorno alle sue dita.

Sam fece un passo indietro. Porse una mano a Wainwright. «Lascia che ti aiuti.» Il giovane però si limitò a fissarlo, anche lui con gli occhi umidi e le labbra tremanti.

«Ma quello non è Adudel?»

Sebastian strinse le palpebre, mentre guardava dall’altra parte della strada. Sul marciapiede opposto c’era un uomo, fermo sul cordolo, che appoggiava il peso su un bastone di legno.

Wainwright e Daniel si alzarono entrambi, dimenticando per un attimo il loro litigio.

«Che vuole quel pazzo bastardo?» domandò Moore.

Adudel stava gridando qualcosa, la testa all’indietro mentre cercava di superare con la sua voce il frastuono del traffico.

Sam si accigliò. «Che sta dicendo?»

«Non lo so» rispose Sebastian. Si mise le mani a coppa intorno alla bocca e gridò: «Non riusciamo a sentirla!».

Un grappolo di auto gli sfrecciò accanto, e poi entrambe le corsie si liberarono per un’improvvisa pausa nel traffico. Il vento, a un tratto freddo, girò intorno a loro e poi, anch’esso, si placò. Le parole di Adudel trovarono la loro strada fino al gruppo: «Voi adesso appartenete alla casa».

Sebastian fece un cenno con la mano, indicando l’altro marciapiede. «Torniamo là!» gridò. «Resti fermo. Veniamo noi da lei.»

Adudel lasciò andare la testa di leone d’argento, e il bastone cadde sul selciato come un albero abbattuto. Sembrò prendere fiato, come se si preparasse a tuffarsi.

«Le apparterrete per sempre» disse.

Adudel scese dal marciapiede.

«Oh, Cristo.» Wainwright rimase a bocca aperta.

L’autobus colpì Adudel con tutta la sua forza. Un attimo prima era lì, e li fissava da dietro quegli occhiali spessi in modo ridicolo, e un attimo dopo non c’era più, sbattuto sull’asfalto e trascinato sotto al paraurti anteriore dell’autobus. I freni gridarono mentre questo cercava, troppo tardi, di fermarsi. La sagoma accartocciata di Adudel rotolò fuori dal retro dell’autobus, agitando le braccia e le gambe mentre rimbalzava sulla strada prima di fermarsi.