Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
Accanto a lui, il pomello della porta tintinnò. Seguì una pausa, poi arrivò il rumore di qualcosa che si trascinava lentamente sul retro della porta, come delle unghie che graffiassero il legno.
Sam inspirò bruscamente. Sentì il sapore del fumo, che mordeva aspro in fondo alla gola. Con cautela si alzò dalla sedia e si avvicinò lentamente alla porta. Strinse il pomello con una smorfia quando sentì la serratura che scattava. Con una brusca spinta la aprì, aspettandosi di sentirla sbattere contro qualcosa di deforme, dall’altra parte.
La porta, invece, andò a rimbalzare indisturbata contro il muro. Là non c’era nulla. Solo la sua casa vuota e le montagne di carta impilata male che adesso rappresentavano la sua vita solitaria.
Sam ridusse a icona il documento Word e aprì il browser. Comparve una serie di miniature dei suoi siti preferiti. Fece clic su Facebook e cercò T.C. Moore. Se aveva un profilo personale, la semplice ricerca del suo nome non lo rivelò. Esisteva, comunque, una pagina ufficiale. Sam ci fece clic sopra e la scorse rapidamente. Le immagini che mostrava erano tipiche di Moore, un misto di sesso e violenza, pensate proprio per mettere a disagio. L’ultimo post era datato novembre. Aveva condiviso il link al video di WrightWire. Sam notò il numero di visualizzazioni indicato sotto il video: più di seicentomila persone lo avevano visto, e solo sulla pagina Facebook di Moore.
«Cristo» disse Sam a bassa voce. Lui non si era nemmeno preoccupato di guardarlo.
Dopo il link a WrightWire c’erano altri post di Moore, per fare pubblicità ai vecchi romanzi. L’ultimo era un ambiguo messaggio per i suoi fan: “Sto lavorando a qualcosa di nuovo”. Dopo, non c’era più niente.
Sam aprì una nuova scheda su Instagram. Una rapida ricerca gli restituì TheRealTCMoore. L’esperienza era la stessa: foto oscure e macabre miste a foto artistiche delle copertine dei suoi libri e a selfie che volevano comunicare la sua forza e sensualità. Proprio come su Facebook, nelle prime due settimane di novembre i post erano diventati sempre meno frequenti. Poi… più nulla.
Anche Twitter seguiva lo stesso schema. Perfino i litigi online con gli hater, che a quanto pareva fino a ottobre erano stati uno dei passatempi preferiti di Moore, a metà novembre erano spariti dalla sua timeline.
Sam restò a lungo seduto alla scrivania, riflettendo sulla prossima mossa. Poteva scriverle un’email, ma qualcosa gli diceva che sarebbe incappato nello stesso silenzio radio del suo agente.
Accostò il dito al pulsante di spegnimento del computer e lo lasciò sospeso a mezz’aria.
Sam guardò lo schermo del computer. Il suo romanzo – il suo opus magnum di oltre mille pagine – era lì, in basso, nella piccola icona. Poteva riaprirlo e continuare a lavorare. Poteva cercare di sbrigarsi.
Oppure poteva fare come gli aveva proposto Eli. Poteva prendersi una pausa.
Non le piacerà, lo avvertì la sua mente. Non ti darà tregua finché non tornerai a questa tastiera.