Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Non c’è niente e nessuno» disse, rivolto alla stanza vuota. «È tutto nella tua testa, perché sei diventato pazzo!»
A meno che…
A meno che Eli non avesse ragione e quella cosa stesse succedendo anche a Moore.
Allora non sarei pazzo. Non potrei esserlo, vero? Questo ne sarebbe la prova. La prova che…
Che cosa? gli domandò la sua mente. Sam non lo sapeva. Una parte di lui aveva paura di scoprirlo.
Il computer fece un ultimo bip di disapprovazione, quando spinse e tenne premuto il pulsante di spegnimento. La procedura era molto più semplice di quanto si fosse aspettato. Il ronzio del computer si interruppe, il monitor divenne scuro, ed ecco fatto.
Si regalò una lunga doccia, lasciando che l’acqua bollente si riversasse sul suo corpo esausto.
Una volta a letto, con la lampada sul comodino spenta e il buio che si posava su di lui come una pesante coperta nera, ripensò a tutta la confusione degli eventi di quel giorno. Il suo libro, la cosa – l’unica cosa – che dava un senso alla sua vita, rischiava di essere disinnescato prima ancora che potesse accendere la miccia.
Doveva esserne certo, ed era per questo che, la mattina dopo, avrebbe prenotato un volo per Los Angeles. Sarebbe andato a trovare Moore di persona. Per Sam, l’unico modo per chiudere in gabbia quella belva era vedere con i propri occhi le pagine del manoscritto di Moore.
E se sono davvero la stessa cosa?
Non era sicuro di cosa avrebbe fatto. Era troppo preso dal suo libro. Non poteva gettare via tutto, e basta. Forse c’era un modo per salvarlo.
Nel frattempo, Sam l’avrebbe lasciato in sospeso. Avrebbe cessato di scrivere. Un’improvvisa crisi d’astinenza. Proprio così.
Appena questo pensiero gli ebbe attraversato la mente, l’odore di carne bruciata riempì la stanza.
Cominciò subito a prudergli il braccio. Trattenne il respiro, non volendo accettare la presenza di quell’odore. Per un attimo, nella stanza ci fu solo il ticchettio regolare dell’orologio alla parete.
Poi sentì un rumore strano, una specie di fischio. Come di qualcuno che avesse difficoltà a respirare. Qualcuno che sentisse dolore.
Viene a prenderti! gli gridò la sua mente. Perché hai smesso. Perché hai rinunciato alla storia.
Sam puntò gli occhi sulla soglia, sbirciando nel buio.
Una sagoma scivolò nella stanza, scura e ingobbita. Ogni tanto coglieva la luce lunare, e in quei terribili istanti Sam credette di intravedere un volto, le labbra strette di sbieco in un sogghigno, gli occhi spiritati e folli. Poi il nero della notte tornava a coprire quell’immagine, come un’onda a mezzanotte, perduta nel buio.
Sentì il rumore di qualcosa che si spezzava, come un’unghia piegata troppo rapidamente all’indietro. La sagoma cominciò a trascinare la propria massa verso il suo letto.
L’odore di carne bruciata era ormai asfissiante.
È lei, gli disse la sua mente. È lei. Sa che cosa hai fatto.
«Non è reale» rispose Sam, sottovoce.