Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Di cosa tratta, secondo me, la sceneggiatura basata sul mio romanzo? Ma dite sul serio, cazzo?»
Gary rimase a bocca aperta, bloccandosi mentre masticava.
«Vogliamo solo…» Deglutì forte e si schiarì la gola. «Vogliamo sapere qual è il tuo punto di vista.»
Il mio punto di vista. Il mio libro, vuoi dire?
Moore si appoggiò allo schienale e guardò le persone sedute ai tavoli intorno al loro: una collezione di industriali ricchi e superficiali, con i completi attillati; hipster barbuti con i capelli da finocchio pettinati all’indietro con la brillantina; bionde scheletriche con le labbra spesse come sanguisughe gonfie. Dagli altoparlanti bianchi tondi montati sul soffitto pulsava una musica elettronica non identificabile.
Per un tempo abbastanza lungo da metterli a disagio, Moore non disse niente.
Tanner si strofinò i palmi sudati. Quando parlò, Moore pensò a un fastidioso topolino dei cartoni animati, con gli occhiali rotondi dalla montatura spessa. Il genere di personaggio che speri venga fatto a brandelli da un gatto affamato.
«Stiamo solo cercando di essere sulla stessa lunghezza d’onda.»
Moore si voltò di scatto verso di lui, così in fretta che la criniera di capelli neri si alzò dalla spalla come un serpente pronto a colpire.
«Tu l’hai letto il mio libro?»
«È ovvio che l’ho letto.»
«Descrivimelo.»
Tanner si spostò sulla sedia, a disagio. «Non credo di dover…»
«Descrivimelo» ripeté Moore.
Tanner era sui carboni ardenti. Sbuffò, un gesto brusco, incredulo. «Dici sul serio?»
«Sembri tu l’esperto.»
Tanner guardò Gary. Non voleva dir niente a sproposito.
Moore non poté non accorgersene.
«Vaffanculo, Tanner.» Piegò la testa per fissare il capo, con il suo completo nero abbondante. La bistecca fu dimenticata per un attimo, con i succhi che iniziavano ad addensarsi sul piatto. «Di che stiamo davvero parlando, Gary?» domandò Moore. «Perché mi avete invitato a cena?»
Gary mise giù la forchetta. «Guarda, tesoro, il tuo romanzo non c’entra niente.»
Tesoro. Tu riprova a chiamarmi così.
«Lo adoriamo. Per questo abbiamo acquistato i diritti.»
«Lo adoriamo» ripeté Tanner.
«È solo un po’… estremo.»
«Giusto un po’» ripeté di nuovo Tanner, a pappagallo.
«Vogliamo ammorbidirlo un po’. Cercare di arrivare a un pubblico più ampio.»
«Volete dire che intendete trasformarlo in una storia romantica per adolescenti, al massimo accompagnati dai genitori» ribollì Moore.
«No» insistette Gary. «No, ci stiamo semplicemente concentrando di più sull’oscura storia d’amore che sta al cuore del romanzo. Per rendere l’argomento un po’ più appetibile.»
Moore infilò la mano nella borsa di pelle lucida appesa allo schienale della sedia, tirò fuori un tascabile e lo gettò sul tavolo. Atterrò proprio al centro, e il peso delle sue quattrocentotrentadue pagine fece sbattere le posate e sobbalzare i cubetti di ghiaccio nei bicchieri dei cocktail.
«Ditemi cosa vedete.» Non era una richiesta, piuttosto una sfida.
Tutti e tre gli uomini guardarono la copertina del libro.