Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

L’immagine era semplice ed esplicita, come tutte le copertine dei romanzi di Moore: la mano di una ragazza adolescente con una lama di rasoio insanguinata sopra la coscia nuda. Inciso nella carne, in lettere rozze e angolate c’era il titolo del libro: Tagli. L’ombra di una seconda mano, chiaramente maschile per le dimensioni e il senso di minaccia, cadeva sul polso della ragazza come se l’avesse guidata in quella mutilazione della sua carne morbida. L’angolo in alto a destra era gonfio per le tante orecchie fatte alle pagine.

Gary fu l’unico ad accettare la sfida. «Be’, è un libro molto complesso. È sexy, è dark. Ecco perché vogliamo raccontare la sua storia, cogliere l’essenza del tuo romanzo…»

«Okay» lo interruppe Moore. «Dunque è ovvio che nessuno si è preso la briga di togliersi il tuo cazzo di bocca quanto bastava per leggere il riassunto in quarta di copertina. Lascia che lo faccia io, allora.»

Prese il tascabile dal tavolo e lo girò per leggere il paragrafo stampato sul retro. «“Ambientato in un sobborgo dall’apparenza idilliaca, ma alle prese con un’ondata di suicidi adolescenziali, Tagli è il racconto nero come la pece di una cricca di liceali tossici, ormai annoiati dalle droghe fatte in casa e dal sesso casuale. Alla disperata ricerca di nuovi brividi in grado di scuotere le loro vite dolorosamente monotone, decidono di fare irruzione in casa di una compagna e vandalizzarla. Trovano però la ragazza, morta suicida, con il corpo ricoperto di tagli fatti con un rasoio a mano libera.”»

Tanner fece una risata irritata. «Per piacere, signora Moore, sappiamo di cosa parla il libro.»

«Questa è la parte migliore» disse, ignorandolo. «“Aperto sul pavimento c’è un antico tomo sacrilego: una guida all’autolesionismo, alla proiezione astrale attraverso l’automutilazione. Presto gli adolescenti si ritrovano coinvolti in rituali sempre più violenti, mentre lasciano che i loro corpi insanguinati percorrano i confini estremi della realtà, in orgasmiche scorribande.”»

«Tutto questo è davvero necessario?» domandò Tanner.

«Sì. Sì, lo è» disse Moore, con semplicità e chiarezza. Poi continuò a leggere. «“Qualcosa, però, vuole impedire loro di tornare. Qualcosa di assai più perverso, assai più potente di tutto ciò che hanno sognato nelle loro fantasie più sfrenate, o negli incubi più bui.”»

«Dove vuole arrivare, signora Moore?»

Senza preavviso, Moore si tolse gli occhiali da sole. Aveva gli occhi grigi e freddi, con un accenno di vita solo nelle pagliuzze verdi nell’iride, simili a muschio che striscia sopra una pietra antica. Nel suo occhio destro, tuttavia, c’era qualcosa di sensibilmente diverso. La pupilla. Era rotta, come il tuorlo nero di un uovo guasto. Il suo corpo oblungo si spargeva nell’iride, minacciando di assorbire quel poco colore che c’era.

«Detto questo, dov’è la dannata storia d’amore?»

«Nessuno vuole trasformare Tagli in una storia d’amore» la rassicurò Gary.