Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Non è stata un’intervista, Kate; è stata un’imboscata. Lui ci ha usato per dare spettacolo per i suoi follower.» La rabbia restava, ma non minacciava più di traboccare. Aveva ancora i nervi a pezzi per ciò che aveva visto fuori.
Quello che hai creduto di vedere, si corresse.
Kate si morse il labbro inferiore e distolse lo sguardo. «Lo so, a volte si lascia trasportare. È ambizioso. Ma ha anche paura che, sai, tutto possa crollare. Ha paura di perdere ciò che ha costruito. Sente di avere qualcosa da dimostrare.»
«Be’, già, benvenuto nel club.»
«Ti prego. È una brava persona.» Kate rivolse a Sam uno sguardo implorante. «C’è sempre stato, quando ho avuto bisogno di lui. E vi rispetta, sul serio.»
Ha uno strano modo per dimostrarlo, pensò Sam, ma dirlo a Kate non avrebbe risolto niente. Invece, annuì.
«Ho già parlato con gli altri» disse lei.
«E…?»
«Sebastian e Daniel sembrano disposti a, sai, passare sopra ai momenti più aggressivi dell’intervista.»
«E Moore?»
«Mi ha chiesto se Wainwright mi ha mai scopato con la stessa foga che ha usato contro di voi.»
Ovviamente. Tipico di Moore.
«E tu che le hai risposto?» domandò Sam.
Kate fece un sorriso diabolico. «Le ho detto che se lo avesse fatto i vostri ego avrebbero camminato piegati in avanti per una settimana.»
Sam le offrì un accenno di sorriso, ma non disse niente.
Il sorriso di lei, invece, svanì. «Mi dispiace» disse. «Per il resto della serata, niente trucchi. Basta stronzate. Te lo giuro.»
Quando Sam e Kate entrarono in cucina, gli altri stavano parlando del muro.
Tutti tacquero, aspettando di capire se Sam si fosse calmato. Wainwright era tornato al solito atteggiamento, con le mani in tasca e le gambe leggermente piegate. Per la prima volta da quando lo conoscevano, però, sembrava seriamente impacciato, quasi in imbarazzo per ciò che gli aveva fatto subire durante l’intervista.
Sam li fece restare in silenzio per quella che sembrò un’ora intera.
Non pensarci più, si disse. Era tutto solo nella tua testa. Non dare la colpa a Wainwright per quanto sei incasinato.
Alla fine parlò. «Quale muro?» domandò, come se prima non fosse successo niente.
Era presente tutto il gruppo. Tranne Daniel, gli altri avevano riempito il bicchiere con tutto l’alcol di cui avevano bisogno (e che per fortuna era disponibile in abbondanza). Poco dopo, Sam notò due telecamere montate agli angoli opposti della stanza, con le luci rosse accese. La ricreazione era finita. Lo spettacolo doveva andare avanti.
Kate si chinò più vicino e sussurrò: «Non siete in diretta. Monterò tutto dopo».
«Fammi fare bella figura» bisbigliò Sam a sua volta.
Wainwright si accese una sigaretta, aspettando di inalare a fondo prima di spiegare: «Il muro di sopra, all’ultimo piano».
«C’è una scala che finisce con un muro di mattoni» aggiunse Kate.
Sam si accigliò. «Un muro di mattoni?»
«Già, pensavo…» La voce di Kate si spense.