Back Kill Creek
Chapters (53)
  1. Copertina
  2. Il libro
  3. L’autore
  4. Kill Creek
  5. Prologo
  6. Un invito
  7. Uno
  8. Due
  9. Tre
  10. Quattro
  11. Cinque
  12. Sei
  13. Sette
  14. Otto
  15. Nove
  16. Un sussurro dall’altra parte del muro
  17. Dieci
  18. Undici
  19. Dodici
  20. Tredici
  21. Quattordici
  22. Quindici
  23. Sedici
  24. Diciassette
  25. Diciotto
  26. Un’ombra troppo lunga
  27. Diciannove
  28. Venti
  29. Ventuno
  30. Ventidue
  31. Ventitré
  32. Ventiquattro
  33. Venticinque
  34. L’arto fantasma
  35. Ventisei
  36. Ventisette
  37. Ventotto
  38. Ventinove
  39. Trenta
  40. Trentuno
  41. Trentadue
  42. Trentatré
  43. Trentaquattro
  44. Trentacinque
  45. Trentasei
  46. Trentasette
  47. Trentotto
  48. Trentanove
  49. Quaranta
  50. Sotto il tappeto
  51. Quarantuno
  52. Epilogo
  53. Ringraziamenti

Wainwright le lanciò un’occhiata severa mentre buttava fuori una nuvola di fumo. «Pensava di aver visto qualcosa in cima alle scale.»

Daniel si avvicinò, improvvisamente interessato. «Che cosa hai visto?»

«È stato un gioco di luce» spiegò Kate, imbarazzata non poco da tutta quell’attenzione. «Solo una… sagoma, o qualcosa del genere.»

«Dove porta la scala?» domandò Sam.

«A una camera» disse Wainwright. «Quando le sorelle Finch si trasferirono, quella diventò la camera di Rebecca. Avete visto il pulsante con il numero due nell’ascensore? Porta direttamente là. O così faceva una volta. Se adesso prendeste l’ascensore per il piano più alto, la porta si aprirebbe su un muro di mattoni, proprio come la scala.»

Daniel aveva rivolto la sua attenzione al piatto di affettati. Ci stava sopra come una poiana che occhieggia i resti di una carcassa spolpata. «Perché qualcuno dovrebbe murare una camera da letto?»

Wainwright tirò un’altra boccata e rifletté sulla domanda. «Non ne ho idea» fu tutto ciò che riuscì a mettere insieme. «Rachel Finch però lo fece, dopo la morte della sorella.»

«Quella stronza doveva essere fuori di testa» disse Moore, passandosi le dita nella cascata di capelli neri sopra la spalla.

«C’è una luce accesa, lassù» dichiarò Sam.

Wainwright scosse la testa. «No. È impossibile.»

«L’ho appena vista. Da fuori. Era accesa.»

Sopra le loro teste, le luci improvvisamente si attenuarono di circa la metà. Poi, in maniera altrettanto inattesa, tornarono alla piena potenza, solo per poi attenuarsi di nuovo. Stavolta restarono così.

Una fetta sottile di roast-beef scivolò dalle dita di Daniel. «Che sta succedendo?»

«Forse la casa si sta risvegliando» lo stuzzicò Sebastian.

Daniel ribatté: «Succede così in queste case. Sempre di sera. Durante il giorno va tutto bene. Di sera, però? È allora che tutto precipita».

«L’unica cosa che precipita qui è il mezzo chilo di salame nella tua gola» disse Moore.

Le luci ronzarono, attenuandosi ancora di più.

Sam lanciò un’occhiata a Wainwright. Basta stronzate, pensò. E allora questo cos’è?

Wainwright non batté ciglio. «È il generatore. Nel seminterrato» spiegò al gruppo. Uscì dalla stanza a passo di marcia, tornando un attimo dopo con una grossa torcia nera. L’accese. Un forte fascio di luce rischiarò il bagliore giallastro della penombra.

«Vengo con te» disse Sebastian, che già si avvicinava alla porta del seminterrato.

Sam gli sfiorò una spalla. «Aspetta.»

«Sono vecchio, Sam, ma non così vecchio. Andrà tutto bene.» Quando Sebastian aprì la porta i cardini cigolarono infuriati.

«Kate, ti dispiace?» Wainwright accennò alla macchina fotografica.

Lei annuì. Uno scatto del pollice, e una luce montata sopra l’apparecchio proiettò un fascio di luce bianchissima.

«Voialtri, restate qui seduti» ordinò Wainwright. «Dovrebbe volerci solo un secondo.»

Senza preavviso, qualcuno tolse la macchina di mano a Kate.

«Non dirmi di restare seduta» disse Moore a Wainwright, guardando dentro l’obiettivo.

«Moore» la rimproverò lui, ma Kate lo fece tacere con un gesto della mano.