Chapters (53)
- Copertina
- Il libro
- L’autore
- Kill Creek
- Prologo
- Un invito
- Uno
- Due
- Tre
- Quattro
- Cinque
- Sei
- Sette
- Otto
- Nove
- Un sussurro dall’altra parte del muro
- Dieci
- Undici
- Dodici
- Tredici
- Quattordici
- Quindici
- Sedici
- Diciassette
- Diciotto
- Un’ombra troppo lunga
- Diciannove
- Venti
- Ventuno
- Ventidue
- Ventitré
- Ventiquattro
- Venticinque
- L’arto fantasma
- Ventisei
- Ventisette
- Ventotto
- Ventinove
- Trenta
- Trentuno
- Trentadue
- Trentatré
- Trentaquattro
- Trentacinque
- Trentasei
- Trentasette
- Trentotto
- Trentanove
- Quaranta
- Sotto il tappeto
- Quarantuno
- Epilogo
- Ringraziamenti
«Il fatto che i miei libri non predicano è il motivo per cui sono efficaci. Il messaggio è sempre là: il bene vince, il male perde. Se i ragazzi fanno il collegamento tra questa morale e un’entità superiore, chi lo sa. Ma io credo di sì. Credo che lo capiscano.»
«E i tuoi critici? Quel numero sempre maggiore di cristiani che dicono che, semplicemente, ti stai approfittando di una fetta incredibilmente proficua del mercato letterario?»
«Io… io scrivo…»
«E quelli che dicono che i tuoi libri non sono adatti ai ragazzi?»
«Sono pensati per degli adolescenti» lo corresse Daniel. Sembrava un topo molto grande che, per giocare, un gatto crudele sbatteva qua e là con la zampa. «Questi ragazzi sanno quello che il mondo può offrire, il bene e il male. Non gli dico niente che già non conoscano.»
«Dunque cos’è l’orrore, Daniel?»
«Non lo so… Non so cosa rispondere…»
«Cos’è l’orrore?» chiese di nuovo Wainwright.
«Credo… Direi… Perdere ciò che ami.»
«Sarebbe a dire…»
«La famiglia. La fede. Dio.» Il fuoco nel camino si abbassò leggermente, come se la casa avesse buttato fuori il fiato, a lungo, lentamente. «Siamo tutti… siamo tutti peccatori.» Daniel aveva ricominciato a balbettare. «Noi… L’orrore è il timore e il senso di colpa e il peccato che cerchiamo di tenere dentro di noi, al buio, e come scrittori il nostro lavoro è… in un certo senso, portarli alla luce, sapete… è…»
Povero Daniel, pensò Sam. Ti ha inchiodato.
Allora aiutalo, gli ordinò la sua mente.
Al buio, le luci rosse delle telecamere brillavano.
Sam era bloccato.
Non ci riesco.
Fu Sebastian a venire in soccorso.
«Il vero orrore è diverso per ogni persona, Wainwright. Il nostro lavoro, come scrittori, è trovare un modo per entrare in contatto con alcune di quelle persone. Non con tutte. Nessuno è così bravo. Ed è per questo che ciascuno di noi ha un approccio diverso al nostro mestiere. Diverso, ma egualmente valido.»
Ancora una volta sulla casa scese un silenzio perfetto. Perfino il fuoco sembrava non fare alcun rumore, mente le frasi autorevoli di Sebastian si diffondevano attraverso la porta aperta e nelle altre stanze.
«Ecco però qualcosa su cui riflettere, qualcosa che credo sia davvero universale quando si tratta di horror. Se io dovessi accompagnarvi in una stanza buia, e qualcuno saltasse fuori e gridasse: “Bu!”, vi spaventereste, forse addirittura sareste terrorizzati. Ma quel momento passerebbe subito.»
La sua voce salì anche lungo le scale. Echeggiò nel corridoio buio, scivolando nelle stanze vuote dalle fessure sotto alle porte.